
Appartenere a Cristo è dono di vita eterna
Ottobre 22, 2023
Gli eventi stagionali degli ultimi anni delineano con chiarezza un cambiamento sempre più incalzante e, al tempo stesso, preoccupante. Nuovi scenari climatici alterano equilibri naturali quantomai consolidati nel tempo. Le abitudini della gente vengono messe a dura prova e si profila la necessità di procedere con nuove forme di adattamento. Se un tempo si parlava di mezze stagioni, oggi si vive un drastico cambiamento in cui si assiste allo sconfinamento delle stesse, tant’è che si profilano delle lunghe estati, che vanno ben al di là delle soglie dell’autunno, e delle primavere, come quella trascorsa, con abbondanti piovosità e criticità invernali.
Le conquiste della scienza e il progresso tecnologico hanno reso le previsioni meteorologiche sempre più attendibili, tant’è che si riescono a monitorare e gestire delle emergenze con tempestività: un servizio oramai a portata di smartphone. L’emergenza climatica in atto, particolarmente attenzionata da papa Francesco nella recente esortazione apostolica Laudate Deum, e gli scenari di guerra sempre più stringenti e preoccupanti evidenziano il cammino difficile ed incerto dell’umanità, con la necessità di trovare delle soluzioni e scongiurare quei “punti di rottura” sempre più vicini. Le politiche belliche, tuttavia, in maniera dissennata conducono inevitabilmente l’umanità verso un punto di non ritorno, con gravi conseguenze principalmente per i più deboli.
Alla luce di questi eventi sempre più complicati, appare con chiarezza quanto il cammino dell’umanità sia gestito da poteri forti in cui prevale la logica del profitto, il protagonismo economico del più forte, la presunzione di gestire e controllare ogni cosa, talvolta, con spregiudicatezza, fino a sentirsi padroni del tempo. «Lodate Dio – afferma il santo padre Francesco nella recente esortazione apostolica – perché un essere umano che pretende di sostituirsi a Dio diventa il peggior pericolo per se stesso». Un richiamo forte, con l’indole del buon padre, a questa umanità sempre più scristianizzata, per poter affrontare ogni crisi nella giusta prospettiva e, in particolare, alla luce dell’amore di Dio. «Gesù ricava, dalla domanda postagli dai farisei (cfr. Mt 22, 15-21), un interrogativo che noi possiamo farci: a chi appartengo io? (papa Francesco)»: una domanda fondamentale alla quale siamo chiamati a rispondere per quel naturale bisogno di umana appartenenza a qualcuno. «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio» (Mt 22, 21) è la risposta spiazzante di Gesù alla domanda maliziosa.
La riconoscenza, il rispetto dei ruoli e l’umiltà sono chiare evidenze del buon cristiano, al contrario della supponenza e della maliziosità, che creano fratture, incomprensioni e pretenziose forme di prevaricazione sociale. È necessario, con coerenza, saper distinguere i ruoli e “restituire” ad ognuno quello che gli spetta, per il buon funzionamento di un sistema nel quale il bene di tutti acquista più valore della somma del bene dei singoli. L’inganno e l’artifizio denotano una povertà morale spesso evidente nei meccanismi pseudopolitici ben lontani dalla visione di Dio.
Come sulla moneta è impressa l’immagine di Cesare, il cuore dell’uomo è ad immagine di Dio; la vita ricevuta in dono va restituita con la carità, l’altruismo, il sentimento carnale di fraternità e prossimità, senza trasformare il dono in possesso, che invece si tramuta in una forma di schiavitù come fu per Mazzarò, protagonista di una celebre novella di Verga, che gridò: «Roba mia, vientene con me».
Mario Baldassarre


