Quel messaggio d’amore scritto sulla sabbia

Quel messaggio d’amore scritto sulla sabbia

Aprile 6, 2025 Off Di Mario Baldassarre
Immagine tratta da https://www.prayerrope.co/

In questo tempo, viste le avverse condizioni climatiche, ricorrente è il pensiero che mi porta a riscoprire gli antichi detti popolari e con essi riesco con chiarezza a rileggere le fasi, spesso incerte, della quotidianità e delle molteplici manifestazioni della natura circostante.

La maestria di saper condensare, in poche battute, espressioni di situazioni complesse fa, senz’altro, parte della saggezza popolare, sapientemente filtrata attraverso pensieri e ideali sopraffini di chi unisce lo spirito di osservazione a un profondo ascolto. Le condizioni politiche, sociali ed economiche del momento si prestano molto bene a queste riletture e, come non mai, riscopro ciò che mi raccontava il nonno con la sua abile capacità nel saper accostare ad ogni manifestazione un pensiero impregnato di realismo e coerenza. «April, apriletto, un dì freddo un dì caldetto», è la più chiara lettura di questo tempo sempre più variabile. Le previsioni meteo lasciano profilare l’inasprirsi delle condizioni climatiche, procrastinando il raggiungimento delle normali condizioni di stagione.

Ormai sembra che l’inverno vada ben oltre il canto del cuculo. Nel deserto del tempo quaresimale bisogna saper fare i conti con queste situazioni e, al tempo stesso, vivere questi momenti con pazienza, rettitudine e consapevolezza il cammino che ci conduce incontro al Signore risorto. L’anno santo giubilare ci invita ad affrontare con risolutezza e coraggio sempre nuove sfide, rendendoci pellegrini di speranza, per superare i propri limiti e le paure, senza farsi sopraffare da un nichilismo opprimente. «Non bisogna consultarsi con le proprie paure, ma con la propria speranza e i propri sogni. Non bisogna preoccuparsi per ciò che è fallito, ma per ciò che è ancora possibile fare». In un tempo in cui le condizioni appaiono aspramente complicate, bisogna, come ci invita il papa buono, Giovanni XXIII, aprire con fiducia e perseveranza il cuore a nuove prospettive: il negazionismo genera aridità, annichilendo ogni forma di possibilità. Bisogna, sempre, con fiducia riuscire a trasfigurare i fallimenti in punti di forza, facendo esperienza della misericordia di Dio che ci accoglie come figli, nonostante le nostre fragilità umane ci fanno sentire come servi (cfr Lc 15,11-32). «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei» (Gv 8-7).

Pesano come macigni quelle pietre di chi si sente senza peccato, di chi si sente nel giusto ed è sempre pronto a sentenziare contro le debolezze e le fragilità altrui. Il Cuore misericordioso di Dio è, tuttavia, aperto verso chi, pur di far prevalere le proprie ragioni e le proprie condizioni, giudica e condanna. Altrettanto numerose sono quelle volte in cui siamo così vinti da un rigido senso di giustizia che le pietre le scagliamo contro noi stessi, rimanendo così vittime del nostro stesso peccato. Il Figlio dell’uomo non è venuto a condannare, ma a salvare, ad intenerire i cuori attraverso un accorato invito alla conversione. Mi chiedo spesso cosa Gesù stesse scrivendo dinanzi agli scribi e ai farisei che lo interrogavano per metterlo in difficoltà e trovare un ulteriore pretesto per condannarlo.

Lì per terra, senz’altro, avrà tratteggiato un messaggio d’amore!