Austerity con tammorra: mentre l’Italia balla in piazza, i carburanti schizzano alle stelle

Austerity con tammorra: mentre l’Italia balla in piazza, i carburanti schizzano alle stelle

Agosto 23, 2026 Off Di Rosario Oliva
Foto generata con IA

La ricetta dell’estate italiana non si smentisce mai: una manciata di sagre di paese, un bicchiere di vino, musica popolare e tanta spensieratezza. Balliamo, cantiamo e festeggiamo tra piazze affollate e grandi abbuffate. Peccato che, spenti i riflettori delle feste rionali, per ritornare a casa ci sia un bagno di realtà ad attenderci direttamente alla pompa di benzina. Benzina e diesel sono ormai arrivati alle stelle e le previsioni per i prossimi mesi non promettono nulla di buono.

Mentre ci abbuffiamo e stappiamo bottiglie, i listini del carburante segnano rincari da record. È un contrasto surreale, quasi grottesco: da una parte l’allegria forzata della piazza, dall’altra l’angoscia di un pieno che equivale ormai a mezza rata del mutuo.

Le lancette della storia sembrano drammaticamente pronte a viaggiare a ritroso verso gli anni ’70. Chi ha qualche capello bianco se lo ricorda bene: era il 1973, l’epoca dell’Austerity. La prima grande crisi petrolifera mondiale scoppiò a causa dei conflitti in Medio Oriente — un quadro geopolitico che oggi somiglia in modo inquietante al nostro presente. All’epoca ci risvegliammo di colpo in un’Italia diversa:

  • Illuminazione pubblica al lumicino: vetrine spente, monumenti al buio e strade in penombra.
  • Serrata notturna: negozi, ristoranti e locali costretti a chiudere in anticipo.
  • TV con il coprifuoco: palinsesti televisivi tagliati e programmi interrotti a tarda sera.
  • Domeniche a piedi: automobili chiuse in garage e cittadine riempite solo da biciclette e passeggiate forzate.

Un scenario che allora fu uno shock collettivo, ma che oggi rischia di tornare a bussare alla nostra porta sotto forma di una nuova, amara normalità.

E noi? Noi restiamo impassibili. Continuiamo a cantare e a far finta di niente, anestetizzati da una festa di quartiere e da un post sui social, mentre la capacità d’acquisto delle famiglie viene erosa giorno dopo giorno. Ma la domanda vera, quella che fa male, è un’altra: la politica cosa sta facendo? E soprattutto, cosa intende fare?

Tra decreti tampone, tagli di accise col contagocce ed eterni rinvii, la classe dirigente sembra limitarsi a fare da spettatrice non pagante. Nessuna visione strategica sul lungo periodo, nessuna vera tutela contro la speculazione selvaggia, nessuna risposta seria su come il paese affronterà i prossimi mesi.

L’autunno si preannuncia rigido e salatissimo. Possiamo continuare a ballare finché la musica suona, certo. Ma quando la festa finisce e la macchina resta a secco, il conto da pagare sarà tutto nostro. E non basterà una tammurriata a salvarci.