
L’urlo sordo del calcio giovanile: quando le logiche oscurano il merito
Settembre 5, 2026
Il calcio, prima di essere un’industria o un business da milioni di euro, è una promessa. È la promessa fatta a un bambino di quattro anni che, tra le vie di Banzano a Montoro, comincia a far rimbalzare un pallone consumando le scarpe e sognando con gli occhi sgranati. È il sudore versato per oltre un decennio, i sacrifici quotidiani delle famiglie, i rientri a casa tardi dopo la scuola e gli allenamenti, conditi dall’unico carburante capace di muovere le montagne: la passione pura.
Eppure, quando quel percorso si scontra con il muro del settore giovanile, la promessa rischia di frantumarsi. La storia del giovane talento montorese, cresciuto con il verde dell’US Avellino cucito sulla pelle e rimasto improvvisamente fuori dai giochi dopo 12 anni di semina, non è solo un caso isolato. È il simbolo di una ferita aperta che riguarda la gestione del calcio giovanile contemporaneo.
Quando selezioni e conferme rispondono a dinamiche diverse dal campo, il messaggio veicolato ai ragazzi è devastante: l’impegno e il sacrificio non bastano più. Chi gestisce lo scouting, la segreteria o la direzione del settore giovanile dell’US Avellino ha il dovere di operare con totale trasparenza ed equilibrio.
Dalle reazioni social dei giovani emerge la purezza dello sport: compagni che gioiscono per i traguardi raggiunti ma soffrono sinceramente per l’amico escluso.
L’appello al Presidente Angelo Antonio D’Agostino
Presidente Angelo Antonio D’Agostino, questo appello è rivolto direttamente a lei. Riconoscendo da sempre la sua professionalità, la sua competenza e la profonda passione con cui guida l’US Avellino, non si può accettare che una realtà così importante si affidi, nel proprio vivaio, a modalità di gestione che rischiano di allontanarsi dai veri valori dello sport.
L’invito è a guardare da vicino quanto accaduto, ad abbracciare idealmente questo ragazzo di Banzano e a valutare di persona, sul piano puramente sportivo e calcistico, il suo effettivo valore. Non lasci che la luce più pura che un giovane possa coltivare — quella per il calcio e per i colori della sua terra — venga spenta da logiche che con il merito non hanno nulla a che fare.
C’è un’amarezza profonda nel constatare come il sistema calcistico nostrano rischi di perdere per strada i propri figli migliori. La storia di questo fanciullo che palleggiava “alla Maradona” e che oggi vede il suo sogno congelato fa male perché tocca l’anima dello sport.
Tuttavia, la gestione temporanea di un settore non deve mai intaccare l’amore per la maglia né spegnere il talento. L’US Avellino si ama sempre, ed è proprio per questo amore che si ha il dovere di pretendere che i suoi valori guida siano l’onestà e il rispetto per i giovani. Un sogno potrà anche incontrare un ostacolo imprevisto, ma se la passione è vera, la luce di questo ragazzo non si spegnerà: il campo, prima o poi, restituisce sempre ciò che si merita.

