Beni confiscati, trent’anni dopo la Legge 109: tra memoria, criticità e nuove sfide per il riuso sociale
Marzo 3, 2026
Trent’anni fa oltre un milione di firme diedero vita a una delle leggi più innovative nel contrasto alle mafie: la Legge 109/1996. Una norma nata da un’iniziativa popolare che ha introdotto un principio destinato a segnare un cambio di paradigma: i beni sottratti alla criminalità organizzata devono tornare alla collettività e diventare strumenti di giustizia sociale.
A distanza di tre decenni, quel modello è diventato un riferimento nazionale e internazionale. Ma la sua applicazione concreta continua a porre interrogativi. Perché la destinazione dei beni confiscati non si esaurisce nell’atto formale dell’assegnazione: richiede risorse, progettualità, accompagnamento istituzionale e continuità amministrativa.
Anche nella nostra città il tema è tutt’altro che astratto. Esistono spazi pubblici chiusi o sottoutilizzati che potrebbero diventare luoghi di partecipazione, cultura e mutualismo. Strutture che, se adeguatamente sostenute, potrebbero trasformarsi in presìdi civici e volani di sviluppo sociale.
In questo quadro si inserisce l’esperienza del maglificio “100Quindici Passi”, bene confiscato alla camorra irpina, che negli anni ha rappresentato un laboratorio di riuso sociale tra entusiasmo, difficoltà gestionali e criticità strutturali. Una storia che racconta in modo concreto quanto sia complesso rendere sostenibile nel tempo un progetto nato su un bene sottratto alla criminalità.
Analoga riflessione riguarda l’esperienza di Avionica al Casino del Principe, diventato per un periodo spazio culturale e luogo di cittadinanza attiva. Un esempio di gestione dal basso che ha mostrato potenzialità e limiti del modello, riaprendo il dibattito sul futuro dei beni comuni e sulle forme di affidamento e sostegno più efficaci.
Sul piano nazionale, proprio a partire dall’eredità della Legge 109, Libera ha lanciato la campagna “Diamo linfa al bene”. La proposta è destinare il 2% del Fondo Unico Giustizia al sostegno dei beni confiscati, con l’obiettivo di garantire risorse strutturali e stabilità ai progetti di riuso sociale. Secondo i promotori, senza finanziamenti certi la restituzione dei patrimoni rischia di rimanere incompiuta.
Il tema sarà al centro di un incontro pubblico in programma sabato 7 marzo alle 18:30 ad Avionica Avellino, occasione per ripercorrere la stagione dell’iniziativa popolare che portò alla Legge 109 e per discutere prospettive e criticità attuali.
A trent’anni da quella raccolta firme, la sfida resta aperta: trasformare i beni confiscati da simboli di riscatto in strumenti concreti e duraturi di giustizia sociale.


