
Camminiamo con fede nel deserto delle umane fragilità
Febbraio 18, 2024
Il tempo particolarmente primaverile di questi ultimi giorni ci introduce nella Quaresima: «A percorrerla non bastano i quaranta giorni che vanno dal Mercoledì delle Ceneri al Giovedì Santo. Occorre tutta la vita, di cui il tempo quaresimale vuole essere la riduzione in scala». Un pensiero di sorprendente attualità è espresso con chiarezza dal Venerabile don Tonino Bello.
Il cammino di vita, lungo il deserto delle umane fragilità, è segnato da ripetuti momenti di difficoltà, che vanno affrontati con sollecitudine e sacrificio, trasformando uno stato di prova in un momento di crescita e maturazione. Il lungo tempo di Quaresima ci accompagna in un percorso che prefigura e sintetizza il cammino della vita. Un tempo forte e prosperoso che, attraverso la conversione, la rettitudine, genera un rinnovamento dello spirito che conduce il cristiano alla Pasqua di risurrezione. «In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana» (Mc 1, 12-13), si apre così la lettura del brano evangelico in questa prima domenica di Quaresima. Nel deserto della tentazione, troppe volte, annaspa la nostra vita per condizioni legate ad una visione materialistica ed edonistica in cui lo stato di benessere viene sostenuto con spregiudicatezza e un orgoglio oltre misura. La tentazione del culto dell’apparenza genera un’estenuante rincorsa a livelli crescenti di affermazione, secondo criteri oltraggiosi e immorali.
Le conseguenze, spesso, generano odio, scontro e violenza: immagini che si rincorrono nelle zone segnate dalla piaga della guerra, nelle diatribe politiche che si fondano su logiche e presupposti di spartizioni, secondo la logica del compromesso. Allo stesso modo in cui Gesù viene tentato nel deserto, nel nostro oggi capita di mettere alla prova Dio quando non si crede e non si confida nel suo amore. La Parola deve guidarci a rinfrancare la relazione con Dio, anziché cercare delle conferme a visioni troppe volte distorte, che vorrebbero Dio pronto ad avallare ogni umana pretesa. Si rischia, così, di attualizzare e riproporre quanto vissuto da Gesù nel deserto.
La conversione a cui siamo chiamati presuppone un radicale cambiamento di prospettiva, rinunciando alle pretese oltraggiose e affidandosi alla sorgente di cura e amore che guarisce le ferite della nostra materiale fragilità, così da renderci persone migliori. I padri del deserto sostenevano: «Nessuno, se non è tentato può entrare nel regno dei cieli. Togli le tentazioni e nessuno sarà salvato»; il combattimento contro il male costituisce, tuttavia, una prerogativa di salvezza, impegnandosi a “fuggire le occasioni del peccato” e a curarsi con il sacramento della redenzione. Il Signore, in questo tempo di Quaresima, ci conduce ne deserto dell’essenziale dove conta il sapersi bastare, avanzando con cura e carità per realizzare una crescita umana che non si limita a forme individualistiche, ma si apre al bene di una gioia condivisa. In questo modo, con naturalezza, si potrà sfatare quel luogo comune che identifica nella Quaresima un periodo di prova, penitenza e rinuncia a gioire.
Questo tempo deve diventare propizio per rinforzare la nostra fede e orientare la vita secondo una visione d’amore caritatevole per giungere con gioia alla Pasqua di risurrezione.
Mario Baldassarre


