Dalla sofferenza alla salvezza: il mistero della Passione e della Risurrezione

Dalla sofferenza alla salvezza: il mistero della Passione e della Risurrezione

Aprile 3, 2026 Off Di Mario Baldassarre

La salvezza dell’umanità passa lungo i sentieri accidentati che conducono al Calvario. Nell’estremo sacrificio offerto sulla Croce, la morte si è aperta all’eternità: ciò che era considerato fine ha guadagnato continuità. La Pasqua, nel gesto più estremo riservato a Dio, ha segnato l’inizio della gloria che dona speranza nelle immancabili difficoltà che segnano il cammino della vita. La fiducia rafforza e rinvigorisce questa speranza che dà senso alla vita, ben oltre i sentimenti effimeri e le labili volontà.

Il viaggio della vita si compie lungo una salita fatta di difficoltà, sacrifici, privazioni: presupposti essenziali per garantire il senso di maturità e, con esso la serietà. Le complicazioni, affrontate responsabilmente con abnegazione, danno senso alle giornate che diversamente sarebbero spente e anonime. Il tempo di Passione ha segnato momenti che hanno cambiato il volto della storia, dinanzi ai quali spesso manifestiamo indifferenza e pressapochismo, così da riaprire quella ferita che ha consentito la redenzione dell’umanità dalla piaga del peccato. Rivivendo i momenti attuali e gli eventi che si sono succeduti nella storia dell’umanità, frequentemente è possibile rilevare situazioni in netta controtendenza a quell’amore smisurato che, pur di natura divina, ha voluto sperimentare l’umiliazione, la sofferenza e la morte in Croce.

L’umiliazione è considerata forma di debolezza dalla quale liberarsi con orgoglio e prepotenza, che si tramuta in prevaricazione, così da alimentare un circolo vizioso autoalimentato di negatività. Le piaghe sociali nascono e maturano proprio da questi presupposti ed è sempre più complicato risolverle. Dinanzi a queste situazioni il più delle volte prevale l’indifferenza e l’estraneità alle forme di responsabilità, propendendo così verso forme estreme di giustificazione che acquietano la coscienza. «Sono stato anch’io l’ingrato, Gesù mio perdon pietà!», è il sentimento corale che si fa preghiera nelle stazioni della Via Crucis, nel cammino di contemplazione con animo sommesso.

«La Croce di Gesù è la Parola con cui Dio ha risposto al male del mondo: una Parola che è amore, misericordia, perdono. È anche giudizio: Dio ci giudica amandoci». Questi pensieri del beneamato santo padre Francesco diventano la risposta che deve far maturare in ognuno senso di appartenenza e responsabilità: «I cristiani – aggiunge il Pontefice – devono rispondere al male con il bene, prendendo su di sé la Croce, come Gesù. […] Camminiamo insieme sulla via della Croce, camminiamo portando nel cuore questa Parola di amore e di perdono. Camminiamo aspettando la Risurrezione di Gesù, che ci ama tanto».

Dal tempo di Passione matura la Risurrezione, occorre aprire i sepolcri delle nostre vite, troppe volte chiusi per l’orgoglio di essere protagonisti assoluti e vincenti, così da lasciarsi irradiare da questa luce di salvezza, testimoniando questa gioia immensa e contagiosa.