De Napoli: “Deluso dall’Avellino, volevano che facessi l’uomo immagine”

De Napoli: “Deluso dall’Avellino, volevano che facessi l’uomo immagine”

Ottobre 10, 2022 Off Di Redazione

Dalle dimissioni di Rambo affiora la mentalità tribale che attraversa il mondo del calcio

Nando De Napoli ha lasciato l’incarico di responsabile del settore giovanile dell’Avellino Calcio. La motivazione, come egli stesso ha dichiarato è che egli “intendeva scoprire nuovi talenti, non fare il giro delle Tv come uomo immagine”. Si è dimesso con la franchezza ed il candore della persona perbene, quale è ed è sempre stata sin dagli anni in cui da ragazzo umile è divenuto star nazionale del calcio italiano: non montandosi mai la testa e conservando quello spirito autentico di sano sportivo. Ed oggi Rambo, anche in età matura, è così rimasto e l’Irpinia e la Campania possono andare ancora fiere di lui, come lo sono state quando ha contribuito alle fortune calcistiche dei Lupi, del Napoli ed infine della Nazionale.

Nando De Napoli aveva accettato l’incarico un anno fa ed egli era entusiasta il ruolo di talent scuot di nuove promesse per l’Avellino Calcio- Dio sa quanto ne ha bisogno!- dal momento che la tifoseria avellinese guarda ai fasti del passato con malcelata nostalgia. Ed invece ha scoperto di dover fare passerella tra una tv e l’altra a concedere interviste, più che a seguire e motivare giovani da lanciare in prima squadra. Ma lui, tanto gioviale quanto schivo, non se l’è sentita di svolgere il ruolo di uomo immagine. Da questo divorzio chi ci perde è l’Avellino Calcio, che sta collezionando una delusione dietro l’altra, dal momento che la squadra naviga nei bassifondi della classifica e la Società continua a mostrarsi tanto velleitaria quanto superficiale e inconsistente. Tante illusioni, pochi risultati!

Ma dal pensiero di Nando De Napoli, che riferisce di accanimento eccessivo da parte delle famiglie alle aspettative dei ragazzi che”provano” per l’Avellino, scaturisce un’altra amara considerazione. Le scuole calcio ed i settori giovanili sono frequentati da tanti ragazzi felici di frequentare un ambiente che permette loro di farli divertire e fortificare fisicamente; ma spesso i genitori ripongono eccessive speranze che il loro figlio sfondi in quel mondo dorato. E sono disposti, pur di scavalcare la concorrenza, anche a sborsare laute mance sottobanco, usando quindi mezzi tutt’altro che decubertiani. In tal modo il clima diventa incandescente, come dimostra il recente agguato di un allenatore da parte di un genitore molto accanito; inoltre sugli spalti dei tornei minori si ripetono sfottò e minacce che spesso sfociano in risse. Non un bello spettacolo che, aldilà del fatto estetico, tradisce una mentalità retrograda e violenta, che nulla ha a che fare con gli ideali dello sport.

Del resto questi comportamenti si palesano anche nella tifoseria della squadra maggiore: spesso vengono rivolte minacce ed intimidazioni a giocatori ed allenatori per risultati deludenti, che denotano una mentalità aggressiva, ove il tifoso si atteggia a guerriero e si approccia allo stadio come stesse in guerra. Per tali motivi spesso Avellino viene rifiutata da neo acquisti perché sede non gradita.

Pertanto occorre un cambio di mentalità, da parte sia dei tifosi che delle famiglie che si avvicinano all’universo del pallone. Il calcio già sta perdendo consensi per la “scoperta” di altri sport, se poi si alimentano risse ed aspettative smisurate retrocederà da sport di massa a disciplina marginale.