
Disarmare l’I.A. per riscoprire l’umano: le nuove sfide educative
Agosto 23, 2026
Le ultime settimane di agosto ci accompagnano lentamente al declino dell’estate e alla necessità di recuperare le forze per affrontare con solerzia le fatiche nei prossimi mesi.
La rilassatezza dovrà fare spazio alla consapevolezza e alla concretezza, per accogliere i nuovi impegni e arricchire il proprio bagaglio esperienziale, così da camminare in sicurezza lungo il crinale della vita. Le sfide che ci attendono richiederanno determinazione, pazienza e spirito di adattamento, rendendo, così, ogni difficoltà un’occasione di crescita e ogni errore un’efficace lezione, senza scoraggiarsi.
Il repentino progresso tecnologico in atto apre nuovi orizzonti volti a migliorare performance lavorative, togliendo alla forza creativa il fattore umano, tanto da far nascere il conclamato timore di una forza “distruttrice e creatrice” dell’intelligenza artificiale nei più svariati ambiti produttivi. L’incessante proliferare delle piattaforme digitali che, attraverso il ricorso alle risorse dell’I.A. propongono svariate soluzioni, rischia di indebolire la meraviglia dinanzi a qualcosa di originale, inaspettato, straordinario, alimentando il pregiudizio circa un artefatto artificialmente costruito.
Gli interrogativi riguardo chi detiene e gestisce questi meccanismi potenti e, al tempo stesso invadenti, rappresentano la reale preoccupazione sollevata dal santo padre Leone XIV nell’Enciclica Magnifica Humanitas: «Un tempo erano soprattutto gli Stati a guidare e indirizzare l’innovazione. Oggi, invece, i principali motori dello sviluppo sono attori privati, spesso transnazionali, dotati di risorse e capacità di intervento superiori a quelle di molti governi. Il potere tecnologico assume così un volto inedito, prevalentemente “privato”, e per questo ancora più difficile da discernere, governare e orientare al bene comune.» (MH 5). Secondo un recente studio del MIT Media Lab, il ricorso alle risorse dell’I.A. per la scrittura genera un “debito cognitivo” considerevole in quanto non vengono efficacemente attivate le connessioni neurali (cfr. Avvenire, 20 agosto 2026).
Questo sistema, che in maniera subdola propone innovazione ed efficienza produttiva, maschera invece nuove forme di schiavitù. In ambito scolastico ed educativo è quanto mai necessario attivare un sano processo e percorso formativo tale da generare negli studenti nuove forme di consapevolezza e responsabilità, affinché come sostiene papa Leone XIV l’IA sia “disarmata” dalle logiche di dominio e possa essere utilizzata in maniera efficacie per potenziare le risorse umane e le abilità intellettive che sorreggono un sano progresso tecnologico.
Occorre un profondo discernimento per poter analizzare queste trasformazioni in atto, senza lasciarsi travalicare da questi meccanismi che se utilizzati con superficialità e in maniera sprovveduta rischiano di provocare una spirale involutiva crescente tale da impoverire la forza creatrice del fattore umano.


