Displasia broncopolmonare: l’ecografia polmonare identifica precocemente i neonati a rischio di forme gravi
Gennaio 19, 2026
La displasia broncopolmonare (BPD), nota anche come malattia polmonare cronica del prematuro, rappresenta la più frequente e grave complicanza respiratoria nei neonati estremamente pretermine. Ancora oggi la BPD rimane in larga parte orfana di strategie preventive e di terapie realmente efficaci, sebbene alcuni farmaci siano in fase avanzata di sperimentazione clinica.
Un limite fondamentale, fino ad ora, era l’impossibilità di riconoscere precocemente i neonati destinati a sviluppare le forme più severe della malattia, quando il danno polmonare è ormai già instaurato.
Un importante passo avanti arriva dallo studio “Aerazione polmonare e scambio gassoso nei neonati pretermine che sviluppano displasia broncopolmonare da moderata a grave: uno studio prospettico multicentrico della coorte PATH-BPD”, coordinato dal prof. Daniele De Luca (Ordinario di Neonatologia all’Università Paris-Saclay) e dal prof. Eugenio Baraldi (Ordinario di Pediatria all’Università di Padova), con la partecipazione di centri italiani, francesi e spagnoli.
Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista «The Lancet Regional Health – Europe», ha coinvolto quasi 250 neonati estremamente prematuri, con un peso medio alla nascita di circa 940 grammi, e ha dimostrato che l’ecografia polmonare consente di identificare molto precocemente i bambini destinati a sviluppare la BPD grave.
«Nei neonati che hanno poi sviluppato una BPD severa – spiega il professor Eugenio Baraldi – l’ecografia polmonare mostrava un’aerazione significativamente alterata già dal decimo giorno di vita, associata a parametri di ossigenazione compromessi. Inoltre, il quadro ecografico evidenziava un progressivo peggioramento nel tempo».
Si tratta di parametri semplici, non invasivi e facilmente misurabili al letto del neonato, che permettono quindi una valutazione precoce del rischio. «L’ecografia polmonare – sottolinea il dott. Luca Bonadies, co-autore dello studio ed esperto della metodica – consente di individuare già nei primi giorni di vita i neonati che andranno incontro alle forme più gravi della patologia, aprendo nuove prospettive di intervento mirato».
Attualmente sono due i farmaci in fase avanzata di sperimentazione clinica per la prevenzione e il trattamento della BPD grave: IGF-1 e r-hu-SPD, studiati rispettivamente dal gruppo del professor De Luca a Parigi e dal professor Baraldi con il dottor Bonadies presso la Neonatologia dell’Azienda Ospedale–Università di Padova. L’impiego clinico di queste terapie potrebbe essere guidato proprio dall’ecografia polmonare, selezionando precocemente i neonati che hanno maggiori probabilità di beneficiarne.
Il professor Baraldi coordina inoltre uno studio di fase I sulle vescicole extracellulari, una strategia terapeutica altamente innovativa per la prevenzione della BPD, sviluppata presso la Torre della Ricerca Pediatrica “Città della Speranza” in collaborazione con il gruppo del professor Maurizio Muraca.
Gli sforzi della ricerca sono dunque sempre più orientati verso un approccio precoce e personalizzato alla displasia broncopolmonare, con l’obiettivo di migliorarne significativamente la prognosi a lungo termine.
Lo studio pubblicato su The Lancet rappresenta anche uno dei risultati concreti della collaborazione avviata nel 2021 tra l’Università di Padova, guidata dalla rettrice Daniela Mapelli, e l’Università Paris-Saclay. L’accordo rientra nel quadro del Trattato del Quirinale tra Italia e Francia, volto a promuovere progetti congiunti di ricerca clinica e traslazionale e a favorire lo scambio formativo di giovani neonatologi tra i due Paesi.
Fonte: Università di Padova


