
Farsi seminatori della Parola di Dio
Luglio 12, 2026
Un leggero e sottile alito di vento porta una frescura piacevole in collina, lontano dagli stridori macchinosi delle piazze cittadine, dove si trova ristoro con spritz o bevande dissetanti sorseggiate in buona compagnia al tavolino di un bar.
Modi diversi per affrontare le fatiche estive, con fronti madide di sudore e quel senso appiccicoso che si avverte sulla pelle. L’estate è stagione di confine tra ciò che è stato e quel che sarà: il tempo feriale unisce rilassatezza a spensieratezza, posticipando più in là gli impegni lavorativi e progettuali. Questo tempo da “sole cocente” delinea un’emergenza perdurante e una tendenza verso un clima tropicale che va a soppiantare quello mediterraneo.
Ogni estate si va a fronteggiare con nuovi record riguardanti il caldo stagionale. Nelle aree rurali più interne, la vegetazione mitiga le temperature, donando freschezza e ossigeno. In questo stato di quiete, è piacevole lasciarsi ristorare dal volo degli uccelli e dal ritmato canto delle cicale, che tradizionalmente è associato alla celebrazione della vita e dell’arte. In lontananza i rintocchi delle campane, a mezzogiorno, ricordano che la giornata nel suo lento e regolare divenire è al giro di boa.
Le vicende più o meno concitate della vita e i ritmi ben troppo frenetici ed incalzanti della quotidianità si riflettono sul corpo e sullo spirito, tant’è che le ferie sono intese come un tempo proficuo di rigenerazione e, in una visione spirituale, un momento per un attento discernimento, attraverso la meditazione e la contemplazione, come presupposto per affrontare con serenità il cammino della vita, senza lasciarsi contagiare dal negazionismo e da una visione troppe volte materiale.
Prendersi cura di se stessi permette di aprire uno spiraglio più ampio di attenzione verso gli altri: una visione di reciprocità per poter migliorare la giornata di chi dà e di chi riceve, tralasciando l’individualismo, fino a farsi altro per l’altro. Le forme di incertezza e presunzione fanno avviluppare la vita intorno al proprio ego, così da prendere le distanze dal senso civico di socialità; prendersi cura, invece, esprime una forma d’amore che si moltiplica e genera valore aggiunto considerevole. I ritmi frenetici e stressanti della quotidianità ci rendono miopi dinanzi a situazioni e condizioni che andrebbero affrontate con tranquillità, senza orgoglio e presunzione.
Il Vangelo offre un quadro molto realistico.
«Il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte del seme cadde sulla strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. […] Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno» (Mt 13, 3-8).
Nel buon cammino cristiano per attraversare le vicende complicate, che a più riprese si presentano, occorrerà farsi seminatore della Parola di Dio, annunciando con responsabilità quel piano di amore testimoniato da Cristo, affinché la testimonianza potrà contribuire a rendere il “terreno buono” per ricevere e trasmettere la Luce di salvezza della Parola


