I principi di salvezza si misurano dai passi nel deserto della tentazione

I principi di salvezza si misurano dai passi nel deserto della tentazione

Febbraio 22, 2026 Off Di Mario Baldassarre
Immagine tratta da https://www.holyart.it/

L’aridità del deserto come luogo fisico e del tempo viene ad abitare i nostri giorni consegnandoci interrogativi opprimenti che vedono sgretolare certezze costruite con fatica, alimentando dubbi opprimenti. Le prove della vita diventano un deserto da attraversare con le nostre debolezze e le comuni fragilità che rendono impervio il cammino e, talvolta, alimentano un senso forte di sfiducia opprimente. Occorre saper fare i conti con queste situazioni, senza doversi affidare alla sola forza di volontà o alla prestanza fisica che permette di affrontare gli spintoni della vita.

Il lungo tempo di Quaresima ci accompagna in un percorso che prefigura e sintetizza il cammino della vita. Un tempo forte e prosperoso che, attraverso la conversione, la rettitudine, genera un rinnovamento dello spirito che conduce il cristiano alla Pasqua di risurrezione.

«Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato» (Mt 4, 1), si apre così la lettura del brano evangelico in questa prima domenica di Quaresima. Nel deserto della tentazione troppe volte, annaspa la nostra vita per condizioni legate ad una visione materialistica ed edonistica in cui lo stato di benessere viene sostenuto con spregiudicatezza e un orgoglio oltre misura. La tentazione del culto dell’apparenza genera un’estenuante rincorsa a livelli crescenti di affermazione, secondo criteri oltraggiosi e immorali.

Le conseguenze, spesso, generano odio, scontro e violenza: immagini che si rincorrono nelle zone segnate dalla piaga della guerra, nelle diatribe politiche che si fondano su logiche e presupposti di spartizioni, secondo la logica del compromesso. Allo stesso modo in cui Gesù viene tentato nel deserto, nel nostro oggi capita di mettere alla prova Dio quando non si crede e non si confida nel suo amore. La Parola deve guidarci a rinfrancare la relazione con Dio, anziché cercare delle conferme a visioni troppe volte distorte, che vorrebbero Dio pronto ad avallare ogni umana pretesa. Si rischia, così, di attualizzare e riproporre quanto vissuto da Gesù nel deserto.

La conversione a cui siamo chiamati presuppone un radicale cambiamento di prospettiva, rinunciando alle pretese oltraggiose e affidandosi alla sorgente di cura e amore che guarisce le ferite della nostra materiale fragilità, così da renderci persone migliori. I padri del deserto sostenevano: «Nessuno, se non è tentato può entrare nel regno dei cieli. Togli le tentazioni e nessuno sarà salvato»; il combattimento contro il male costituisce, tuttavia, una prerogativa di salvezza, impegnandosi a “fuggire le occasioni del peccato” e a curarsi con il sacramento della redenzione.

Il Signore, in questo tempo di Quaresima, ci conduce ne deserto dell’essenziale dove conta il sapersi bastare, avanzando con cura e carità per realizzare una crescita umana che non si limita a forme individualistiche, ma si apre al bene di una gioia condivisa. In questo modo, con naturalezza, si potrà sfatare quel luogo comune che identifica nella Quaresima un periodo di prova, penitenza e rinuncia a gioire.

Questo tempo deve diventare propizio per rinforzare la nostra fede e orientare la vita ad una visione d’amore caritatevole per giungere con gioia alla Pasqua di risurrezione.