Il dolore lacera il corpo, la sofferenza edifica lo spirito

Il dolore lacera il corpo, la sofferenza edifica lo spirito

Gennaio 18, 2026 Off Di Mario Baldassarre
Immagine tratta da https://iprimisabatidifatima.it/

Il sentire comune di questo tempo nuovo, che si affaccia su giornate trascinate, ci consegna un profilo quanto mai intricato, caratterizzato da condizioni opprimenti e situazioni rattristanti.

Le vicende che si susseguono diventano una partita a scacchi in cui è sempre più necessario arroccare, assumendo un profilo difensivo. La prudenza ci invita a misurare i passi, operando scelte consapevoli e motivate a garanzia del buon cammino. Eppure, i conti con la realtà s’inerpicano lungo un sentiero in salita in cui misurare le forze, senza lasciarsi scoraggiare dalle situazioni contingenti che si presentano lungo il cammino.

I propositi beneauguranti per il nuovo anno si sono scontrati con le prime notizie di cronaca che hanno portato all’attenzione la tragedia svizzera in cui sono morti decine di giovanissimi e ragazzi. Il dolore e la morte sembra siano venuti a cancellare, come una spugna abrasiva, i buoni propositi e la speranza appena affacciatasi sul nuovo anno. Un dolore così lancinante trova sopportazione e motivazione da figli: da genitori acquista, invece, i contorni dell’inumano. Quando bisogna fare i conti con tutto ciò, i perché diventano pesanti come macigni e spesso si mette in discussione l’operato di un Dio che si mostra assente o indifferente.

Sono domande che gravano come piombo nei momenti concitati della storia e non trovano risposte né forme di plausibili giustificazione. È difficile, se non impossibile, dare un senso a ciò che, umanamente, un senso non ce l’ha. Le domande ad oltranza diventano vuota retorica se si volge lo sguardo al tempo della Passione vissuto da Maria ai piedi della Croce. Le lacrime della Madre addolorata si sono sciolte all’abbandono alla divina volontà: un’obbedienza granitica vissuta nel trentennio che ha cambiato il volto della storia, fino a guarire le ferite dell’umana fragilità. Le sofferenze, tuttavia, non sono scomparse, si sono invece trasfigurate, arricchendosi di nuovi significati con i quali misurarsi e fin quando non matura la consapevolezza che prima o poi bisogna fare i conti con essa non si riuscirà a trovare pace interiore.

I deliri di onnipotenza, che attraversano la natura umana, alla luce delle tante vicende che sono sotto i nostri occhi, senza sofferenza acquisterebbero una dimensione sconfinata che, paradossalmente si tradurrebbe in sofferenza, secondo la visione del cane che si morde la coda. Mancherebbe ogni senso di responsabilità morale, tanto da non immaginare e capire il senso della felicità e la forza guaritrice dell’amore. Il pensiero, ad ogni modo, è percorso da interrogativi che pretenderebbero di fare luce e chiarezza su questo alone di mistero che si coniuga indissolubilmente con il nostro vissuto.

La grazia della fede garantisce una lettura che dà sollievo, nella misura in cui il figlio di Dio ha assunto su di sé il dolore e la sofferenza, nonostante la divina regalità non ha preteso di cancellarli, ma di trasfigurarli nella luce di eternità consegnataci nella risurrezione che ha vinto la morte. Il dolore lacera il corpo, la sofferenza edifica lo spirito, questa riflessione, nata in un momento di meditazione e trascritta su un libro riposto nella mia biblioteca, mi ridona gioia, fiducia e speranza.

Quella speranza che dà significato alla nostra vita e luce sul cammino accidentato che comunque mi attende.