Il fascino eterno di Antonio Canova

Il fascino eterno di Antonio Canova

Ottobre 7, 2022 Off Di Redazione

Evento multimediale: “Il fascino eterno di Antonio Canova”, sabato 8 ottobre 2022 alle ore 18.15, presso il Circolo della Stampa di Avellino

Il Circolo culturale “Francesco Solimena” e il Centro di Ricerca “Basilio Orga” organizzeranno l’Evento multimediale: “Il fascino eterno di Antonio Canova”, che si terrà sabato 8 ottobre 2022 alle ore 18.15, presso il Circolo della Stampa di Avellino (palazzo della Prefettura), sito in Corso Vittorio Emanuele civico 6.

L’evento culturale celebrerà il duecentesimo anniversario della scomparsa dello scultore veneto.

Per partecipare all’evento sarà necessario indossare una mascherina.

L’evento culturale sarà moderato dal Dott. Gianluca Amatucci.

Saluteranno: Prof. Stefano Orga (critico d’arte e moderatore del Circolo culturale “F. Solimena”), Dott. Sabino Morano (scrittore e saggista), Dott. Ettore Barra (editore e vicepresidente dell’Archeoclub – Avellino), Dott.ssa Stefania Marotti (giornalista).

L’evento culturale sarà promosso dal Circolo culturale “Francesco Solimena e dal Centro di Ricerca “Basilio Orga” con la collaborazione dell’Archeoclub Italia (di Avellino), Associazione Culturale ACO ed In Arte Libertas.

Il prossimo incontro storico-artistico si terrà presso il Circolo della Stampa sabato 26 novembre alle ore 18.30 e sarà dedicato al pittore fiammingo Van Der Stoffe (1611-1682) con il titolo Il battaglista del Seicento di Leida: Jan Jacobsz Van Der Stoffe.

Per informazioni e contatti: centrodiricerca.bo@libero.it .

Antonio Canova dal nonno, capomastro e scalpellino, imparò i primi elementi del mestiere; per interessamento del senatore Falier, che ne aveva avvertito le doti eccezionali, fu mandato a studiare a Venezia, con Torretti, poi con Ferrari. Le prime opere (1773-79) risentono del gusto settecentesco. Con l’architetto Selva, Canova si recò a Roma nel 1779, le opere realizzate in questo periodo presentavano i primi segni dell’influenza degli ideali neoclassici sulla sua arte, più chiaramente visibili nella serie di sculture di soggetto mitologico eseguita negli ultimi anni del Settecento.

Dopo un viaggio a Vienna, dove ebbe l’incarico del Monumento funebre di Maria Cristina, tornò a Roma (1799) e poco dopo cominciò a lavorare per Napoleone.

Nel 1802 ebbe l’incarico di Ispettore Generale delle Antichità e delle Arti dello Stato Pontificio oltre a quello della tutela e valorizzazione del patrimonio artistico, compito assegnatogli in quanto Principe dell’Accademia di San Luca.

Dopo la caduta di Napoleone fu incaricato da Papa Pio VII di ricondurre a Roma e nei territori sottoposti al dominio pontificio le opere che erano state saccheggiate durante l’occupazione francese. Così tornò a Parigi nel 1815 con il fratellastro Mons. Giovanni Battista Sartori, qui grazie ad una abile azione diplomatica riuscì a riportare in Italia numerose e preziose opere artistiche trafugate da Napoleone.

Papa Pio VII, per questa sua grande opere in difesa dell’arte italiana, gli conferì il titolo di Marchese d’Ischia, con un vitalizio di tremila scudi che egli volle elargire a sostegno delle accademie d’arte.

Il maestro morì a Venezia il 13 ottobre 1822.

L’arte di Canova ebbe un’influenza notevole sulla scultura del primo Ottocento: artisti d’ogni paese si formarono alla sua scuola e ne diffusero ovunque i principi e i modi.