Il pane della condivisione è cibo di vita eterna
Giugno 19, 2022
Il pane della condivisione sazia la fame del corpo e dello spirito, facendo maturare sentimenti di gioia e fratellanza di cui l’umanità ha necessità di fare continua esperienza. L’individualismo, il negazionismo sono pratiche che non salvano, anzi generano aridità. Le vicende anguste degli ultimi tempi, con chiarezza, hanno messo in evidenza la forza del senso di comunità per vincere i momenti difficili che a più riprese si presentano nella vita.
La condivisione genera valore aggiunto: la sua forza è sempre maggiore rispetto al contributo delle singole parti. Il bene condiviso dà gioia contagiosa che porta al benessere. Il male, invece, prevarica quando si opera in maniera egoistica o, ancora peggio, quando si usa l’altruismo al solo scopo di far prevalere i propri interessi. Quest’ultima situazione, molto dannosa, fa nascere la diffidenza per la paura di essere sfruttati e, talvolta, derisi. Questi mali sono sotto gli occhi di tutti e sono la causa di ataviche forme di impoverimento morale, sociale e culturale.
L’espressione “familismo amorale”, del sociologo statunitense Banfield, fa notare che l’arretratezza della società meridionale è dovuta alla mancanza dello spirito di comunità e all’incapacità di agire insieme per il bene comune. La cronica carenza di senso civico e la visione fatalista sono condizioni che portano all’inasprirsi dell’annosa Questione meridionale. (cfr. Edward C. Balfield, Le basi morali di una società arretrata, il Mulino).
Il richiamo, “nessuno si salva da solo”, fatto da papa Francesco in tempo di pandemia, chiarisce con forza e risolutezza l’importanza del bene comune.
Gesù nelle situazioni complicate della storia sta in mezzo alla gente, non vicino al singolo, donando la speranza e la verità che vengono da Dio. Dinanzi alle necessità della folla il cuore si muove a pietà, senza scoraggiarsi. Ai discepoli, che hanno solo cinque pani e due pesci, esorta: «Voi stessi date loro da mangiare.» (Lc 9, 13). Il miracolo di Gesù nasce proprio dall’invito di dare, condividere il proprio poco. La carità e i sentimenti di prossimità portano frutto; il dono genera una crescita reciproca in chi dà e in chi riceve tanto da generare una sovrabbondanza: «Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste», ricorda l’evangelista Luca. Dio moltiplica il bene nella condivisione, contro i calcoli di ogni logica mondana.
Gli uomini, come i discepoli, vivono abbagliati dalle preoccupazioni, pensando che il dono genera privazione, che fa nascere bisogni nuovi da appagare e quindi ulteriori sacrifici. La carità salva, moltiplica il ben perché c’è più gioia nel dare che nel ricevere! Quando doniamo quello che abbiamo, assistiamo a una moltiplicazione che sprigiona luminosità da cuori raggianti d’amore.
Il Corpo e Sangue di Cristo sono dono di salvezza, di condivisione per vincere le umane paure e, al tempo stesso, sono la viva testimonianza di un Padre che vive donandosi e che ci accompagna lungo le strade polverose della storia, anche se l’umana fragilità restituisce miopia e diffidenza.
La solennità del Corpus Domini coincide con un momento in cui le misure restrittive antiCovid si vanno allentando, a testimonianza di un miglioramento delle condizioni socio-sanitarie dovute alla pandemia. La processione rinsalderà e rinnoverà un’antica tradizione che vedrà il Corpo di Cristo attraversare i sentieri accidentati del nostro presente perché, come ricorda Paolo VI, «vogliamo che la benedizione di quel Cristo, che «passò beneficando e guarendo tutti» (Act. 10, 38), si diffonda su tutta la vita pubblica, su quanti la governano, la dirigono e la servono; su tutta la Città, anche questa terrena, perché umana, perché cattolica; sulle vie e sulle piazze, sulle rovine antiche e sulle costruzioni moderne, sulle case, sulle scuole, su gli ospedali, sulle prigioni, sui teatri, su gli stadi, dappertutto; sulle Parrocchie, sulle Case religiose, sulle famiglie, ad una ad una, su tutti, su tutti, la benedizione del Signore.»
Mario Baldassarre


