Il seme dell’amore genera la vita

Il seme dell’amore genera la vita

Marzo 17, 2024 Off Di Redazione
Immagine tratta da www. qumran2.net

Il progresso tecnologico ha il passo lungo del maratoneta, tanto da insinuarsi con forza nei meccanismi più consolidati e causare stravolgimenti, dinanzi ai quali prevale lo stupore e, al tempo stesso, l’impreparazione. Le fasi della storia testimoniano come il cammino dell’umanità sia segnato dall’estenuante ricerca di nuovi equilibri per repentini cambiamenti di scenari. Si vive costantemente inclusi in un processo evoluzionistico tecnologico in cui il cammino si misura sul terreno dell’adattabilità e della prontezza nel saper cogliere e gestire nuove situazioni.

Si tratta di stati complicati nei quali la vivibilità non sempre è garantita dalle proprie condizioni fisiche o psichiche, ma da fatti contingenti, che possono mettere a dura prova e in discussione chiunque. Le spinte evoluzionistiche gestite dalla mano dell’uomo presentano questi tipi di rischi. Le conquiste scientifiche e tecnologiche degli ultimi tempi, in particolare inerenti all’intelligenza artificiale, mettono in serio pericolo numerose realtà produttive, nelle quali le risorse umane verrebbero soppiantate da macchine o algoritmi. Dinanzi a queste situazioni prevalgono dei deliri di onnipotenza e la forsennata ricerca di nuove soluzioni, che favoriscono apparenti vantaggi e, allo stesso tempo, annichiliscono il fattore umano.

Questo scenario, pur evidenziando sempre nuove potenzialità, presenta tuttavia dei considerevoli pericoli, se il progresso tecnologico sfugge ad ogni forma di controllo: la storia è testimone di numerosi casi in cui la mano dell’uomo ha generato delle catastrofi o avviato dei processi di autodistruzione. Occorre prudenza, attenzione, senso di responsabilità verso se stessi e verso l’ordine naturale delle cose, per rendere sempre migliori le condizioni di vita e di benessere a vantaggio delle generazioni che verranno. È necessaria anche una buona dose di discernimento, dinanzi a questa spinta troppo materialista, al fine di non ostinarsi ad inseguire la volontà umana, nella quale agiscono in maniera contrapposte le forze del bene e del male. La vita spirituale è un cammino in salita alla ricerca della verità, che è fonte di salvezza eterna, contro i limiti della fragile natura umana. «Signore, vogliamo vedere Gesù»(Gv 12, 21), chiedevano a Filippo a Betsàida di Galilea: un desiderio che nasceva da un’esigenza di guarigione e di salvezza. Vedere Gesù nella la prospettiva dell’amore di Dio è quella formula per rendere le nostre vite uno scrigno di luce e d’amore da vivere e condividere, secondo una visione di fraternità.

L’egoismo e l’autoreferenzialità sono condizioni per una morte che non si apre alla salvezza eterna. «Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (Gv 12, 24), dice Gesù. Questo dono di salvezza nasce e matura attraverso il sacrificio e la volontà di rendersi testimoni dell’amore di Dio in una visione caritatevole. La morte di Gesù è fonte di salvezza. «Se muoio per altri cento, rinasco altre cento volte: Dio è con me e io non ho paura!», ebbe a dire Salvo D’Acquisto prima di essere fucilato, salvando così 22 prigionieri.

«Dobbiamo lasciare che la vita ci ferisca fino a tirare fuori il capolavoro che è nascosto dentro ognuno di noi. A nessuno piace morire. Nessuno di noi vorrebbe uccidere il proprio orgoglio, infatti tante volte per difenderlo lo chiamiamo dignità. A nessuno di noi piace rinunciare ai propri ragionamenti e per questo molto spesso le chiamiamo convinzioni profonde» (Don Luigi Maria Epicoco).

Mario Baldassarre