La gioia della condivisione

La gioia della condivisione

Giugno 7, 2026 Off Di Mario Baldassarre

Il pane della condivisione sazia la fame del corpo e dello spirito, facendo maturare sentimenti di gioia e fratellanza di cui l’umanità ha necessità di fare continua esperienza. L’individualismo, il negazionismo sono pratiche che non salvano, anzi generano aridità.

Le vicende anguste degli ultimi tempi, con chiarezza, hanno messo in evidenza la forza del senso di comunità per vincere i momenti difficili che a più riprese si presentano nella vita. La condivisione genera valore aggiunto: la sua forza è sempre maggiore rispetto al contributo delle singole parti. Il bene condiviso dà gioia contagiosa che porta al benessere.

Il male, invece, prevarica quando si opera in maniera egoistica o, ancora peggio, quando si usa l’altruismo al solo scopo di far prevalere i propri interessi. Quest’ultima situazione, molto dannosa, fa nascere la diffidenza per la paura di essere sfruttati e, talvolta, derisi. Questi mali sono sotto gli occhi di tutti e sono la causa di ataviche forme di impoverimento morale, sociale e culturale.

L’espressione “familismo amorale”, del sociologo statunitense Banfield, fa notare che l’arretratezza della società meridionale è dovuta alla mancanza dello spirito di comunità e all’incapacità di agire insieme per il bene comune. La cronica carenza di senso civico e la visione fatalista sono condizioni che portano all’inasprirsi dell’annosa Questione meridionale (cfr. Edward C. Banfield, Le basi morali di una società arretrata, Il Mulino).

Gesù nelle situazioni complicate della storia sta in mezzo alla gente, non vicino al singolo, donando la speranza e la verità che vengono da Dio.

Gli uomini, come i discepoli, vivono abbagliati dalle preoccupazioni, pensando che il dono generi privazione, che fa nascere bisogni nuovi da appagare e quindi ulteriori sacrifici.

Il Corpo e Sangue di Cristo sono dono di salvezza, di condivisione per vincere le umane paure e, al tempo stesso, sono la viva testimonianza di un Padre che vive donandosi e che ci accompagna lungo le strade polverose della storia, anche se l’umana fragilità restituisce miopia e diffidenza.