La proclamazione di Cristo Re dell’Universo

La proclamazione di Cristo Re dell’Universo

Novembre 21, 2021 Off Di Redazione

Il comportamento animale è lungamente discusso nell’ambito della scienza etologica. La capacità di apprendere è diversa nelle specie e molto spesso dipende dall’ambiente in cui vivono. Nell’uomo, a differenza di altre specie animali, molti comportamenti sono appresi piuttosto che innati, tant’è vero che particolari atteggiamenti o modi di fare sono influenzati dalle esperienze fatte durante la vita, acquistando così sempre maggiore capacità di affrontare situazioni complicate o avverse. L’antropologia e la psicologia acquistano una funzione sinergica nel correlare comportamenti e pensieri per muoversi in sicurezza in ambito sociale, operando scelte razionali dettate dalla propria morale.

Queste condizioni diventano significative se nel cammino di crescita fisica, umana e spirituale l’uomo riesce a far leva su guide sicure. La storia insegna che lo splendore di una civiltà e di un regno dipendono dal proprio re e dalle capacità di tessere le fila del benessere e della prosperità.

In quest’ultima domenica dell’anno liturgico si celebra la solennità di Cristo Re. Gesù si presenta a Pilato come re di un regno che «non è di questo mondo» (Gv 18,36). Si tratta di una regalità sorprendente, non ostentata, che rifugge i canoni della logica umana per acquistare un senso rinnovato: fonte e principio di salvezza dalle brutture del peccato. Gesù, dinanzi al governatore della Giudea, è un re che governa nel servire, stravolgendo le logiche matematiche per il fatto che moltiplica attraverso la suddivisione del pane della condivisione che il celebrante spezza durante l’offerta eucaristica. Un re che non combatte ma s’immola per salvare il Suo regno dal peccato, affermando così la nobiltà dell’amore quale architrave di una vita in pienezza: una Croce che matura e fruttifica come albero di vita. Tutto questo, letto attraverso la lente della mondanità e della materialità, si configura come un fallimento, con l’umiliazione proferita dai soldati romani che gridano al Nazareno: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso» (Lc 23, 35). Il re, con il capo coronato di spine, prostrato dall’umana sofferenza, ancora una volta, insegna la salvezza dal “fallimento” delle nostre miserie e debolezze. «Al regno politico – sostiene il servo di Dio don Dolindo Ruotolo – Gesù opponeva il regno dell’intelligenza dei cuori, che è regno di libertà, di vera uguaglianza dinanzi a Dio e di vera fraternità soprannaturale.» Dio, assumendo in Cristo la natura umana, è entrato così nella nostra storia testimoniando che la morte non è l’ultima parola se teniamo aperti i sepolcri delle nostre esistenze alla Sua luce.

In questa aurea solennità diamo lode a Cristo Re, timoniere delle nostre vite.

Mario Baldassarre