La profezia come scomoda verità

La profezia come scomoda verità

Gennaio 30, 2022 Off Di Redazione

Le cronache propongono numerosi esempi nei quali personalità eccellenti, dal punto di vista umano e professionale, non riescono a farsi spazio nei loro ambienti sociali e di lavoro pur proponendo cose belle ed importanti.

Nemo propheta in patria”, sostenevano con saggezza gli antichi romani. Un detto, questo, che ha travalicato ogni tempo e ogni dove per affermarsi con costante e convincente attualità. Da sempre, si può dire, è stato così: le evidenze e le circostanze dei nostri giorni non fanno in alcun modo prefigurare una smentita. Le locuzioni proverbiali, ad ogni buon modo, palesano situazioni incontrovertibili, ben lontano dall’usura del tempo. Va detto che particolari affermazioni, talvolta, presentano verità positive e confortanti, altre invece, come quella sopra, delineano situazioni sconfortanti o, addirittura, imbarazzanti.

Numerose sono queste situazioni rilevabili in ogni ambito dello scibile umano.

In questo tempo l’umanità vive ancora momenti complicati dovuti alla pandemia da Covid-19. Virologi ed epidemiologi hanno guadagnato il primo piano con discussioni spesso demagogiche ed opinabili. Diverso, invece, è stato l’operato dei tanti medici che con acume hanno proposto valide soluzioni per contenere l’emergenza e salvare vite. Si è trattato di “profeti in patria” rimasti nell’anonimato e molto spesso aspramente contestati, criticati e, ancor peggio umiliati. In questo momento il mio pensiero va allo pneumologo Giuseppe Del Donno, promotore della cura al plasma contro il Covid, che a seguito di un’intensa pressione mediatica è stato indotto al suicidio.

La stessa sorte è valsa anche per Nostro Signore Gesù Cristo morto tragicamente in croce per redimere l’umanità dalla piaga del peccato. L’esordio della predicazione di Gesù nella Sua Nazarth si rilevò fallimentare, eppure, da quei fallimenti è maturata vita nuova per il destino dell’uomo. Le guarigioni miracolose, la realizzazione delle profezie delle Sacre Scritture erano considerate dettagli trascurabili: per molti Gesù era solo il figlio di Giuseppe.

«Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!» (Lc 4, 2). Quanto sono terribilmente sprezzanti queste parole! Ma Gesù non si scompone: antepone l’umiltà all’umiliazione ricevuta; non arretra ma insegna sentimenti di verità da seminare nel cuore di ognuno estirpando cattivi desideri. L’invidia, come si evince da questi episodi evangelici, nasce da desideri malsani e di insoddisfazione, dalla presunzione di far prevalere l’”Io” su “Dio”. Il Signore non si scandalizza dei nostri peccati, ma li viene ad abitare per guarirli, raggiunge le periferie delle nostre anime contrite facendo germogliare gioia e amore, basta saper e voler accogliere questo dono di salvezza spesso accecato da egoistiche presunzioni. Quando ci prende lo scoraggiamento, Gesù si fa spazio nella nostra vita e senza titubanza cammina con noi, come fu per i discepoli sulla strada di Èmmaus.

Noi assistiamo, oggi, al triste spettacolo dell’apostasia di tante nazioni da Dio e dalla Chiesa; è il più ripugnante fenomeno di stoltezza che si possa immaginare, poiché è ripudiare la Vita per abbracciarsi alla morte.

(Servo di Dio don Dolindo Ruotolo)

Mario Baldassarre