La speranza cristiana dinanzi ai mali del mondo

La speranza cristiana dinanzi ai mali del mondo

Marzo 8, 2026 Off Di Mario Baldassarre
Immagine tratta da https://itresentieri.it/

Marzo si conferma mese dell’incertezza nell’anno che avanza. La variabilità climatica conferma previsioni che spesso vengono disattese. La coda è sempre la più difficile da scorticare, ci ricorda la saggezza proverbiale tramandata oralmente, proprio a voler dire che la parte terminale dell’inverno è sempre la più difficile da superare.

Il mese di marzo non risparmia difficoltà o tiri mancini, attraverso una recrudescenza dell’inverno che, talvolta, si protrae oltre le soglie della primavera o, come ricorda la saggezza contadina, fino al canto del cuculo. Vierno dura fino a Santo Marco, annunciano i pessimisti più incalliti, ricordando, invece, un celebre proverbio della Candelora. La perturbazione climatica di questi giorni è ben poca cosa se si pensa agli inverni passati in cui, fino alle soglie della primavera, ci si poteva aspettare anche una nevicata. Le perturbazioni di questi giorni, metaforicamente, sono più aspre di ogni avversa situazione climatica in quanto pesano amaramente sul cammino dell’umanità.

Gli avvenimenti di questi ultimi anni diventano più preoccupanti tanto da far profilare eventi sempre più complicati. Il conflitto americano in Iran segna una nuova tappa del “conflitto mondiale a pezzi”, come profeticamente definito da papa Francesco. L’equilibrio mondiale è turbato ma non compromesso, bisogna recuperare quell’ancora di speranza che possa garantire un riflesso di luce nei momenti bui che stiamo attraversando.

«Se toglierai di mezzo a te l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se aprirai il tuo cuore all’affamato, se sazierai l’afflitto di cuore, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio.» (Is 58, 9-10). Le parole del profeta Isaia offrono una chiara chiave di lettura per poter vincere sentimenti di odio e di riluttanza che sono alla base di ogni conflitto che molte volte viviamo con noi stessi, con i limiti che ci ingabbiano. «La speranza dei cristiani – ci ricorda il cardinale Parolin – nasce da Cristo che rifiutò la via della spada e non rispose alla violenza con la violenza. Una speranza alimentata anche dalle tante voci che nel mondo chiedono pace e giustizia».

«La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Rm 5,5).

L’umanità ha urgente bisogno di una pace “disarmata e disarmante”, parafrasando il pensiero di papa Leone XIV, in grado di far tacere le armi, sciogliere i cuori più raggelati e garantire concordia per il buon cammino dell’umanità.