La speranza nel silenzio del Sabato Santo
Aprile 4, 2026
Il silenzio del Sabato Santo scende in questo tempo segnato da rumori assordanti, sotto l’eco delle bombe che ancora seminano morte di innocenti, in particolare, di bambini ai quali viene rubata l’infanzia e strappata la vita nel fiore dei pochi anni appena sbocciati. Il silenzio di questo Sabato Santo giunge ruvido ad interrogarci alla ricerca di una spiegazione dalla quale non potrà mai maturare una motivazione per l’efferatezza di gesti inumani.
La Passione ci ha consegnato la morte di Cristo, ma con essa, come ci rammenta papa Francesco, ci è stato consegnato il diritto alla speranza. Le immagini di questo tempo tendono a far evaporare la speranza più viva, tanto da esalare, come Cristo, quel grido: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (cfr Mt 27, 46). Gesù ravviva la speranza, consegnandoci la vita dalla morte nel mistero di amore e misericordia. Dinanzi alla frenesia dilagante che l’umanità vive in questo tempo, nel silenzio del Sabato Santo veniamo avvolti dall’amore di Dio, basta predisporre il cuore a questo abbraccio, per percepire la Sua voce e quel grido di dolore di chi ci sta accanto verso cui non si può manifestare indifferenza.
«Vieni Signore Gesù ad asciugare la lacrime dai nostri occhi, a donarci una speranza certa, a ribaltare la pietra che ci schiaccia il cuore, a farci intravedere il Paradiso». (Preghiera durante la Via Crucis al Colosseo, guidata dal padre Leone XIV).


