L’ancora di luce della Parola di Dio
Gennaio 25, 2026
Questo primo mese dell’anno si appresta al suo declino.
L’avanzare degli anni segna il tempo della maturità per affrontare le nodosità della quotidianità e, in questo rocambolesco avvicendarsi degli eventi, sembra che il tempo sfugga di mano, scorrendo in maniera celere. Il Natale ormai alle spalle, apparentemente sembra sia trascorso da poco, eppure l’evidenza testimonia tutt’altro, visto che siamo già alla terza domenica del tempo Ordinario, in cui si celebra la Parola di Dio, e manca davvero poco all’inizio del tempo forte del periodo quaresimale.
Le notizie che arrivano dal mondo non risultano per nulla confortanti, se lette attraverso la lente di una visione pessimistica e poco incline alla speranza. Occorre la volontà di saper cogliere quelle situazioni che concorrono a renderci migliori, senza la saccenza o la presunzione di esserlo già. Sono numerose le vicende che riteniamo non ci appartengano perché ben lontane dal nostro vissuto. Una corazza impedisce alle nostre vite di percepire nella propria carne quel sentimento di compassione, inteso nell’alto senso di compartecipazione alla sofferenza altrui.
Le condizioni della vita del mondo occidentale hanno generato un’assuefazione al benessere, quasi a voler negare il suo contrario o alla volontà di tenersene distante. Le cronache giornalistiche tendono ad obliare le notizie che dal mondo destano preoccupazione, in particolare nei periodi di festa, polarizzando l’attenzione su ciò che rende felici, anche se solo con un’effimera apparenza. L’anno Giubilare Francescano appena apertosi, per la commemorazione dell’ottavo centenario del transito del Poverello di Assisi, ci mette a confronto con le povertà che vengono da un mondo globalizzato attraversato da guerre, persecuzioni, violenze, miseria.
L’indifferenza, per la sola voglia di stare tranquilli, ci rende complici e, intanto, il male si moltiplica, fino a trascinarci in quel conflitto mondiale a pezzi evocato da papa Francesco. E, se il male è frutto delle scelte umane, allora bisognerà misurarsi con la realtà, operando con consapevolezza scelte tali da far germogliare i frutti del bene.
La visione della Chiesa in uscita profetizzata e promossa da papa Francesco nasceva da questa esigenza e dalla volontà di adoperarsi come comunità in una visione cristocentrica a garanzia della forza salvifica dell’amore di Dio. La Parola può illuminare le nostre vite per uscire dai confini ristretti delle individualità e volgere lo sguardo all’altro, senza aspettare una richiesta di aiuto o passando indifferenti.
«Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma ad annunciare il Vangelo, non con sapienza di parola, perché non venga resa vana la croce di Cristo» (1Cor 1,17), ricorda San Paolo ai fratelli di Corinto, con chiarezza l’esortazione arriva al nostro oggi sempre più secolarizzato e tramortito dall’inettitudine e dall’indifferenza.
Annunciare la Parola concorre a rendersi operatori di pace nella visione dell’amore di Dio.


