L’annuncio di Cristo è fonte di gioia e speranza
Marzo 15, 2026
Gradualmente, a passi lunghi e ben distesi, con l’apprestarsi dell’equinozio di primavera, ci avviamo al cambio di stagione.
Climaticamente già si avverte con chiarezza l’anticipo stagionale, dall’ormai evidente allungarsi delle giornate miti e soleggiate durante le ultime settimane e, in maniera particolare, dal precoce risveglio vegetativo testimoniato con la fioritura di numerose drupacee. Sui rami nudi e anchilosati dai rigori invernali, gli abbozzi delle gemme dormienti si apprestano a differenziare germogli prorompenti di vita. Il pericolo di gelate tardive è ricorrente, data l’imprevedibilità di questo mese, come ricorda la proverbiale saggezza contadina: si marzo non marzea aprile male ce penza.
E, va detto, che la prima metà di questo mese pazzerello, pur col bel sole, non ha fatto prendere l’ombrello, smentendo così i presagi più incalliti. Va detto che il cambiamento climatico in atto riserva sempre delle sorprese e, in particolare in questi ultimi tempi, gli eventi più raccapriccianti non fanno dormire sonni tranquilli, né lunghi momenti di spensieratezza. Le criticità dovute all’intensità di fenomeni avversi eccezionali, ormai, diventano più ricorrenti, tanto da rinnovare situazioni di allerta da gestire con cura e attenzione.
La quarta domenica di Quaresima ci invita alla speranza per la Pasqua che si avvicina. L’atmosfera gioiosa in questo tempo di contrizione e di riflessione è spesso intrisa dalle negatività sociali ricorrenti, che lasciano segni nelle coscienze attente più sensibili. Il progresso socioeconomico e politico procede con una relazione inversa al buon costume e alle forme più elementari di equilibrio e integrità morale. Le vicende parlamentari degli ultimi tempi hanno restituito l’immagine di un profilo politico e istituzionale in uno stato di forte involuzione e vicende significativamente disonorevoli, a dispetto delle cariche di onorificenza attribuite a chi siede sugli scranni parlamentari.
I toni accesi, spesso impregnati di gratuite volgarità, hanno ceduto il passo al linguaggio moralmente discutibile rivolto dal presidente del Sentato all’onorevole Nicita. Questo comportamento, inaccettabile e denigratorio lede i principi di correttezza e decoro che ci si aspetta da chi rappresenta un’alta carica istituzionale, è passato quasi del tutto inosservato, travolto da aspre critiche e dalle accese polemiche su cui è stata polarizzata l’attenzione mediatica riguardo la canzone vincitrice del festival di Sanremo, Per sempre sì, di Sal Da Vinci: vicende che testimoniano una forma di allarmante impoverimento culturale e completa perdita dei valori di integrità morale.
In questa umanità vinta dal materialismo e dalle tenebre del male, la presunzione, l’orgoglio e la saccenza impediscono di farsi testimoni di giustizia e promotori di umanità e altruismo. «Se un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come i figli della luce; il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità» (Ef 5, 8-9). L’appello di San Paolo nella lettera agli Efesini è il richiamo utile per ridestarci dal torpore di questo tempo sempre più intriso da tristezze e negatività.
Il Vangelo e la testimonianza cristiana sono luce in questo stato di tenebre. «Cercate ciò che è gradito al Signore, e non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, ma piuttosto condannatele apertamente (Ef 5, 10-11). La Pasqua porta l’annuncio di Cristo risorto fonte di gioia, speranza e vittoria sul peccato e sulla morte, una verità da vivere e testimoniare per una società migliore incardinata sui principi di amore e concordia vissuti secondo lo spirito della fraternità. Al Signore chiediamo con fede questa grazia.


