L’Arte Sacra Oggi – Stefano Orga

L’Arte Sacra Oggi – Stefano Orga

Novembre 25, 2022 Off Di Stefano Orga

Un tempo esisteva solo l’arte e non servivano aggettivi per definire un dipinto raffigurante un cristo, una vergine con il bambino o un santo. Ma, da quando l’arte ha abbandonato la fede cristiana ha cominciato a fare immagini come: scene mitologiche, scene di genere, nature morte, paesaggi, composizioni astratte, ect.

A seguito di ciò si è iniziato a parlare di arte religiosa, di Arte Sacra, di Arte Liturgica.

Un tempo, da Cimabue a Raffaello, da Caravaggio a Solimena, l’arte realizzava forme comprensibili da tutti, dagli intellettuali come dal più semplice e incolto tra i fedeli, oggi questo non esiste più!

L’arte non è più per tutti e di tutti come un tempo.

L’arte viene collocata tra le discipline che elevano l’uomo da semplice individuo a renderlo persona, essa possiede un’autentica connotazione “personalista”, che è intesa come cultivazio animi.

Questa elevazione della persona umana avviene mediante la conoscenza del vero, del bene e del bello.

È chiaro che l’arte ha un singolare rapporto con la bellezza.

La bellezza dell’arte esprime la bellezza del creato e, dunque, del suo Creatore, quindi l’arte è aperta verso Dio e la sua Rivelazione. Fra le arti visive esiste un particolare settore: l’Arte religiosa, ovvero un’arte che esprime un sentimento religioso.

Al vertice, dell’arte religiosa c’è l’Arte Sacra.

Infatti, la Costituzione sulla sacra liturgia Sacrosanctum concilium del Concilio Vaticano II afferma: «fra le più nobili attività dell’ingegno umano sono annoverate, a pieno diritto, le belle arti, soprattutto l’arte religiosa e il suo vertice l’Arte Sacra» (n. 122).

L’Arte Sacra è il vertice dell’arte religiosa, ovvero l’arte religiosa contiene l’arte sacra, ma non viceversa.

Potremmo dire che tra l’opera d’arte religiosa e l’opera d’Arte Sacra intercorre lo stesso rapporto che unisce e distanzia una poesia che parla di Dio ed una preghiera: anche la preghiera è bella, quanto una poesia, ma ha una diversa specifica identità. L’arte religiosa diviene “Sacra” quando è finalizzata alla devozione personale e assembleare, è destinata a rendere gloria a Dio e al sacro culto.

L’opera d’Arte Sacra si arricchisce con le preghiere dei fedeli, divenendo in tal modo “un’icona della preghiera”, cioè si apre alla contemplazione della Divina Rivelazione. L’opera d’Arte Sacra non è una rappresentazione generica del sacro, cioè un’opera classificabile come “soggetto sacro”.

La sacralità è una qualità che l’opera d’arte assume nel momento in cui si crea un reale contatto tra l’osservatore e la Rivelazione Cristiana.

Un’opera d’Arte Sacra per essere tale deve essere un mezzo per un contatto tra l’uomo e il suo Creatore.

L’Arte Sacra è l’espressione plastica della fede, con essa la contemplazione del Mistero cristiano è racchiusa in un’immagine, che è veicolata dalla policromia dei colori e delle forme, che consente agli occhi di leggere l’essenza del messaggio teologico, che nell’opera d’arte sacra si comunica in maniera comprensibile agli uomini di tutti i tempi. È opportuno ricordare che il manufatto d’Arte Sacra esorta gli uomini a credere e li rende “coram deo”. L’arte pienamente Sacra è “scrittura” fatta in forme e colori.

Un’opera d’Arte Sacra intende mostrare l’azione dello Spirito Santo, rendendola visibile alle coscienze, per tale ragione è un mezzo spirituale, ascetico e mistico. Oggi, come nel passato, molti artisti si accingono a realizzare lavori d’Arte Sacra, senza tenere presente gli elementi principali che la specificano: la Rivelazione, la Parola di Dio, la Tradizione della Chiesa, ed infine la vita dei santi; dimenticando così che l’opera d’arte sacra è soprattutto un mezzo spirituale, ascetico e mistico.

Questi artisti producono opere che non tengono conto dell’elemento teologico-spirituale, per cui realizzano solo un’effimera raffigurazione del sacro, fallendo così il loro intento di realizzare un manufatto d’Arte Sacra!

Come abbiamo già detto l’Opera Sacra ha una particolare importanza in quanto, con il suo fondamento teologico stimola coloro che la osservano a sentimenti spirituali verso la conoscenza di Dio e della sua Rivelazione. Scopo principale di un’opera d’Arte Sacra è suscitare l’intimo spirito di ciascun osservatore per realizzare un incontro, o meglio, una relazione con Dio.

Attraverso il manufatto d’Arte Sacra viene svelata la manifestazione della presenza divina, infatti come afferma San Giovanni Damasceno l’opera Sacra “svela il mistero, parla il linguaggio dell’incarnazione ed esprime con gli elementi della materia colui che si è degnato di abitare nella materia, per poter realizzare la nostra salvezza tramite la materia”.

L’opera d’Arte Sacra aiuta a comprendere il messaggio spirituale che intende esprimere e, soprattutto, comunicare. Quando si tratta di opere d’arte sacra bisogna ricordare all’autore l’affermazione “non l’arte per l’arte”, perché se non si stabilisce un rapporto con il mondo della Rivelazione non possiamo definire un’opera veramente di Arte Sacra cristiana.

Un’opera d’Arte Sacra deve essere generata dal cuore della coscienza della Chiesa per essere definita tale.

Il manufatto d’arte cristiana è dunque considerato come risultato della genialità degli artisti nel suscitare nell’osservatore una perfetta adesione alla coscienza spirituale della chiesa.

Per tale regione l’arista d’arte sacra deve essere un cattolico praticante.

La chiesa non fa scelte di genere artistico, non dà indicazioni canoniche sullo stile da adoperare o sulle tecniche da utilizzare, ma chiede che le opere aiutino ad elevare la spiritualità personale dell’osservatore.

È opportuno ricordare che il linguaggio pittorico e scultoreo è patrimonio di tutti i popoli cristiani, indipendentemente dalle divisioni religiose, nazionali, sociali e culturali, poiché la sua unità non è frutto di una cultura comune, né di regole amministrative, ma della fede comune in Gesù Cristo, morto e risorto, e nella sua Rivelazione.

Ciò che caratterizza un’opera d’Arte Sacra dipende dall’assimilazione alla rivelazione.

È necessario ricordare che San Giovanni Paolo II affermava che: “l’opera d’arte sacra deve esprimere la fede e la speranza della Chiesa”.

Il linguaggio del manufatto d’arte sacra è naturalmente soggetto a mutamenti, perché anche esso come qualsiasi altra espressione artistica, è frutto dello sviluppo e della continua ricerca dell’uomo.

Un’altra questione importante è il ruolo che l’artista ha nella realizzazione del manufatto d’arte sacra.

L’autore deve prendere coscienza che egli stesso è “icona di Dio”, perché creato a immagine e somiglianza divina, infatti, nell’intimo della sua coscienza è presente il “seme del Logos”, in altre parole la luce divina, che cerca di illuminare le opere d’arte religiosa da lui realizzate.

Per cui l’artista che si dedica a manufatti sacri deve evitare la proiezione del suo ego nell’opera d’arte sacra o liturgica.

Arte sacra liturgica

Fra le opere d’arte sacra esiste un sottoinsieme dedicato alle opere presenti nei luoghi di culto cristiano, in questo caso si parla di Arte Liturgica o Arte Sacra Liturgica.

Per le opere d’Arte Sacra da inserire o presenti in un edificio di culto cristiano, la realizzazione artistica va concepita nella sua globalità come “segno della Chiesa pellegrina sulla Terra e immagine della Chiesa già beata nel cielo” come afferma Il rito della dedicazione della chiesa.

È opportuno ricordare che tutto l’edificio sacro concorre a raccontare e a celebrare il Mistero della Chiesa, che è corpo di Cristo e tempio di Dio, nel nostro cammino verso la pienezza della vita eterna e della gloria del cielo.

Le opere d’arte in una chiesa non sono un semplice elemento decorativo, oppure la rappresentazione, la narrazione o l’illustrazione dei misteri della fede o della vita dei santi, ma assumono un particolare e specifico significato teologico di elevazione mistica, per cui si inseriscono e si amalgamano nel dinamismo della “mediazione sacramentale”, entrando così a pieno titolo nell’actio liturgica.

Il manufatto d’Arte Sacra Liturgica viene coinvolto nell’esperienza rituale: è lì che viene trasfigurato e tran-significato nell’evento salvifico che, nella liturgia, si attualizza e si dona.

Lo spazio ecclesiale si concepisce come luogo che si apre verso il cielo: la liturgia che vi si celebra realizza la presenza dell’eterno nel tempo attuando una inter-comunicazione della Chiesa terrena con la Chiesa celeste.

L’opera d’Arte Sacra, nel contesto dell’edificio di culto liturgico, deve valorizzare questa unione fra la liturgia terrena e quella celeste.

Bibliografia:

A.A.V.V. (2004), L’icona. Canone, colore e tecnica, Istina, Siracusa 2004, pp. 92.

A.A.V.V. (2011), L’ombra del Divino nell’arte contemporanea, Cantagalli, Siena 2011, pp. 236. 

VERDON Timothy (2009), Il Catechismo della carne. Corporeità e arte cristiana, Cantagalli, Siena 2009, pp. 132.