Montoro e Solofra, la politica smarrita tra personalismi e nostalgia della scuola di De Mita

Montoro e Solofra, la politica smarrita tra personalismi e nostalgia della scuola di De Mita

Maggio 9, 2026 Off Di Rosario Oliva
Immagine generata IA

C’è stato un tempo in cui la politica, in Irpinia, era confronto vero. Duro, a volte persino feroce, ma capace di produrre sintesi, visione e programmazione. Un tempo in cui i territori avevano riferimenti autorevoli, classi dirigenti riconoscibili e una dialettica politica che riusciva a trasformare anche le contrapposizioni in occasioni di crescita per le comunità.

Oggi, osservando il clima politico che si respira tra Montoro e Solofra, quella stagione sembra lontanissima.

Negli ultimi anni, soprattutto nelle due realtà della Valle dell’Irno, il dibattito politico appare sempre più frammentato, spesso dominato da personalismi, tensioni interne, prese di posizione muscolari e continue corse al consenso. Una politica che, agli occhi di molti cittadini, sembra aver smarrito la capacità di costruire percorsi condivisi e di guardare davvero allo sviluppo del territorio.

A Montoro il quadro appare particolarmente complesso. Le fibrillazioni amministrative, gli scontri interni e le continue tensioni che negli ultimi anni hanno caratterizzato la vita pubblica cittadina hanno alimentato nell’opinione pubblica la sensazione di una politica concentrata più sugli equilibri di potere che sulle prospettive future della città. I cittadini chiedono infrastrutture, programmazione, servizi, valorizzazione del territorio e sostegno alle attività produttive, mentre troppo spesso il dibattito si arena in polemiche sterili e contrapposizioni personali.

Eppure Montoro, per posizione geografica e potenzialità economiche, potrebbe rappresentare uno dei poli strategici dell’intera provincia di Avellino. Ma senza una visione comune e senza una classe dirigente capace di dialogare, il rischio è quello di disperdere energie preziose.

A Solofra il clima appare certamente più composto sul piano istituzionale, ma anche qui non mancano difficoltà e divisioni. La città conciaria vive da anni una fase delicata: dalle problematiche ambientali alla gestione dell’area industriale, fino alle sfide legate alla depurazione e al rilancio economico del distretto. Questioni che richiederebbero una politica forte, credibile e autorevole.

La sensazione diffusa è che anche a Solofra si sia progressivamente perso quel livello di confronto politico che per decenni aveva distinto la città. Un tempo il dibattito pubblico locale era considerato modello di dialettica amministrativa e capacità argomentativa, apprezzato anche ai livelli regionali. Oggi, invece, prevalgono spesso ambiguità, strategie personali e giochi di posizionamento.

In entrambe le realtà emerge una crisi più profonda: quella della politica intesa come formazione, mediazione e costruzione di comunità.

Ed è inevitabile, parlando di Irpinia e di politica, tornare con la memoria a Ciriaco De Mita. Al di là delle appartenenze e dei giudizi politici, De Mita ha rappresentato per decenni una vera scuola politica. La sua idea di amministrazione nasceva dal confronto continuo, dalla costruzione del consenso attraverso il dialogo e dalla capacità di formare classi dirigenti radicate nei territori.

La politica demitiana era fatta di studio, confronto e visione strategica. Non semplice gestione del potere, ma elaborazione culturale e capacità di leggere il futuro delle comunità locali. Una lezione che oggi molti rimpiangono, soprattutto in una fase storica in cui il livello del dibattito pubblico appare sempre più impoverito.

Le vicende politiche attuali di Montoro e Solofra mostrano chiaramente quanto manchi oggi quella capacità di sintesi che un tempo consentiva, pur tra mille differenze, di mantenere equilibrio e stabilità.

I cittadini, però, continuano a chiedere altro: meno conflitti personali e più progettualità; meno protagonismi e più ascolto; meno tatticismi e maggiore attenzione ai problemi reali delle comunità.

Perché la politica locale, soprattutto nei territori interni, non può ridursi a una continua resa dei conti. Deve tornare a essere strumento di crescita, programmazione e rappresentanza autentica.

La speranza è che le nuove generazioni amministrative riescano a recuperare il senso più alto dell’impegno pubblico, ritrovando quella cultura del confronto che ha reso l’Irpinia, per anni, una delle terre politicamente più vive del Mezzogiorno.