
Pregare per riparare il degrado morale del nostro tempo
Maggio 17, 2026
Il tempo che incede, sempre più proteso verso un graduale allungarsi delle giornate, manifestano condizioni climatiche variabili sempre più frequenti e fastidiose. Le mattinate presentano una recrudescenza dei rigori invernali, con ricorrenti piogge e diffusa foschia. Per contro, nell’approcciarsi della tarda mattinata, spesso, le temperature si allineano agli standard stagionali.
Queste condizioni, così particolari, si riflettono sul fisico sempre più sottoposto agli stress dallo stato avverso della variabilità. Vestirsi a cipolla diventa la soluzione ideale e ottimale, ma non sempre le condizioni lo permettono. Appare, tuttavia, sempre con più maggior chiarezza, quanto ciò incide sullo stato emotivo con un effetto a fisarmonica, che non sempre si accorda con il buon umore. Le condizioni sociali e le notizie provenienti dal resto del mondo manifestano forme evidenti di cronicizzazioni.
Si assiste sempre con maggiore frequenza, in particolare negli ambienti politici, a condizioni di prevaricazione e all’uso di linguaggi offensivi e denigratori, segnati dall’orgoglio e dalla prepotenza. Sguardi cupi e nervi tesi sono frutto di una società sempre più arida dei più semplici valori morali e di compostezza civica. Talvolta, negli ambienti in cui bisogna rispettare una fila non sono tollerate forme di prevaricazione o furberie gratuite, tant’è che frequentemente si scatenano polemiche annacquate da un linguaggio colorito e scurrile senza mezze misure. Non ci si preoccupa degli altri, in particolare della sensibilità dei più piccoli costretti a vedere scene squallide e conturbanti. Al tempo stesso, questo stato di fatto, acquista una chiara valenza diseducativa proprio verso i più piccoli, che in maniera inconsapevole sono invasi e plasmati da esempi dequalificanti.
Ne scaturisce così un’aridità di valori nelle sfere giovanili che trova conferme nell’immoralità del mondo adulto. Dinanzi a questo stato di fatto prevale la mortificazione e domande martellanti su come affrontare la realtà e come fare i conti con questa in uno stato di fatto di spregiudicata immoralità, tendo ben in conto che i piccoli e i giovani di oggi crescendo con questi presupposti deverranno i genitori del domani. Le prospettive, ad ogni modo, non sono delle migliori; tuttavia, non bisogna farsi prevalere dal vittimismo, ma volgere lo sguardo con fiducia e speranza verso il tempo che verrà.
«Che conversazioni! Che bassezza e che… schifo! — E devi stare assieme a loro, in ufficio, nell’università, nella sala operatoria…, nel mondo. Se li preghi di tacere, ti prendono in giro. —Se fai la faccia scura, insistono. — Se te ne vai, continuano. La soluzione è questa: innanzitutto, raccomandarli a Dio e riparare; poi…, affrontarli virilmente e impiegare “l’apostolato delle parolacce”. — La prossima volta te ne dirò all’orecchio un certo repertorio» (San Josemaría Escrivá, Cammino, 850). Questo pensiero così forte e apparentemente duro, apparentemente moralista, ha offerto una chiara e sana chiave di lettura dinanzi alla quale i principi fondanti della morale e della spiritualità cristiana invitano alla responsabilità, reagendo, dinanzi al degrado morale, con la preghiera con fiducia come atto d’amore e di “riparazione”. L’indignazione che si trasmuta in compassione diventa principio e sorgente d’amore che genera pace e armonia.


