Rallegrarsi nella luce di un Padre amorevole

Rallegrarsi nella luce di un Padre amorevole

Marzo 10, 2024 Off Di Redazione
Immagine: Crijn Hendrcsz Volarijn, Cristo parla di notte con Nicodemo, 161 circa. 

Domenica laetare, tempo di gioia in cui rallegrarsi, secondo la liturgia cristiana. È difficile trovare giuste motivazioni per ottimizzare il buonumore, in questo momento sempre più incerto.

Il crescente intensificarsi delle correnti d’odio, che alimentano guerre ed ostilità, è sotto gli occhi di tutti, anche se le cronache televisive, ormai da qualche tempo, riportano stati di fatto filtrati attraverso la lente della sommarietà. Le condizioni provenienti dai numerosi focolai di guerra disseminati sul pianeta sono sempre più complicate e foraggiate dalle ignobili politiche degli armamenti a danno dei più deboli: vittime silenziose di questa brutale mentalità.

Le tensioni sociali nascono sempre da ragioni economiche, che fomentano il senso di prevaricazione, riuscendo a minare relazioni solide o turbare equilibri cementati. La società dei consumi, inesorabilmente, provoca il consumo dei valori sociali che reggono i meccanismi e i presupposti del buon vivere. La famiglia, cartina al tornasole del benessere sociale, è sempre più l’anello debole della società, insediata da problematiche stringenti ed opprimenti. È un’annosa questione che prende sempre più forma nel corso degli anni, come una palla di neve posta a ruzzolare lungo una pendice innevata. «La famiglia è sotto attacco», scriveva negli anni ’50 Romano Guardini. Tuttavia, dinanzi alla cruda realtà, che appare come un destino malamente segnato, bisogna saper vedere la luce in questo meandro di tenebre in più parti. L’assillo quotidiano e i problemi tragici, sempre più insistenti, spesso si traducono in un allontanamento da Dio, che mai come in queste situazioni, va invocato e accolto nella vita, affinché la luce e doni dello Spirito Santo potranno favorire il riequilibrio di situazioni troppe volte oblique.

In questo cammino che ci accompagna alla Santa Pasqua, nella via crucis del nostro tempo, segnato da numerosi ostacoli e ripetuti impedimenti alla realizzazione di buoni propositi di vita, tra cadute e rialzate, gioie e sofferenze, si avvicendano i fotogrammi che tinteggiano la realtà: un tempo in cui si sperimenta quel dono di salvezza maturato attraverso il sacrificio della Croce. Le gioie e i successi, allo stesso modo, maturano con sacrificio, abnegazione e perseveranza. Tante sono le croci che vanno portate: la fede in un padre amorevole e misericordioso ne alleggerisce il peso e rafforza la resistenza.

«Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui». (Gv 3, 16-17).

La luce dell’amore di Dio dirada il buio e sconfigge le tenebre. La salvezza è un radioso e gratuito beneficio di un Dio che cerca l’uomo per un bisogno e una necessità di amore: «Non siamo stati noi ad amare Dio, ma è stato Dio ad amare noi» (1Gv 4, 10); «un Dio sempre perduto dietro l’uomo: un Dio davvero infelice», ricorda padre David Maria Turoldo. Un’immagine che intenerisce il cuore e ci invita a gesti di responsabilità, con animo caritatevole, per custodire la grazia gratuitamente avuta in dono. «Comprendiamo così che i gesti di carità di cui siamo chiamati a intessere la nostra vita non mirano all’impossibile pretesa di “guadagnarci la salvezza”, ma a corrispondere a una salvezza gratuitamente ricevuta in esistenze pure ricche di gratuità» (Simone Morandini). Il tempo della Quaresima è un camino verso la Pasqua del Signore: un cammino verso la nostra rinascita trasformata dalla luce misericordiosa di Dio, che suggella quel vincolo di fedeltà che va curato, custodito e testimoniato.

Mario Baldassarre