Rifiuti in Campania, dieci anni dopo la legge regionale 14: lavoratori senza stipendio e senza futuro

Rifiuti in Campania, dieci anni dopo la legge regionale 14: lavoratori senza stipendio e senza futuro

Febbraio 17, 2026 Off Di Redazione
GENNARO SCARANO, SEGRETARIO GENERALE DEL SINDACATO ULSSA SALERNO

Sono passati quasi dieci anni dall’approvazione della Legge regionale 14 del 26 maggio 2016, il provvedimento con cui la Regione Campania intendeva riorganizzare e modernizzare l’intero sistema di gestione dei rifiuti, garantendo al contempo una ricollocazione stabile e dignitosa ai lavoratori dei consorzi di bacino.

Per una parte delle maestranze, la riforma ha effettivamente significato il passaggio alle dipendenze delle aziende private vincitrici degli appalti. Per altri, invece, si è tradotta in un limbo che dura ancora oggi.

I lavoratori “parcheggiati” dall’articolo 45

Al centro della vicenda ci sono i dipendenti richiamati dall’articolo 45 della legge, rimasti formalmente in forza ma di fatto “parcheggiati” presso impianti e discariche in attesa della piena operatività degli Ambiti territoriali ottimali (Ato) e dei sub-ambiti. Una fase transitoria che avrebbe dovuto concludersi in tempi rapidi e che, a distanza di un decennio, non risulta ancora completata.

Nel frattempo, la situazione è precipitata. Lo stipendio di dicembre 2025 non è stato ancora corrisposto: tre mesi senza salario, senza certezze e senza prospettive. Il blocco del bilancio regionale ha congelato pagamenti e progetti, ma a pagarne le conseguenze più pesanti sono ancora una volta i lavoratori.

La denuncia del sindacato

«È una vergogna che dopo dieci anni queste persone siano ancora considerate un problema e non una risorsa», afferma Gennaro Scarano, segretario generale dell’Ulssa Salerno. «Sono stati pionieri della raccolta differenziata in Campania, hanno contribuito alla crescita del sistema ambientale regionale, e oggi vengono lasciati senza stipendio e senza futuro. Questo è inaccettabile».

Secondo il sindacato, molti di questi lavoratori rappresentano una risorsa preziosa per il territorio: competenze maturate sul campo che potrebbero essere immediatamente valorizzate all’interno di un sistema finalmente stabilizzato.

Ato incompiuti e promesse mancate

Nel frattempo, gli Ato restano incompiuti. Si susseguono annunci, proroghe e rassicurazioni, ma la riorganizzazione definitiva continua a slittare. Nel corso degli anni, diversi lavoratori hanno lasciato per raggiunti limiti d’età o per esasperazione; altri sono venuti a mancare. Chi è rimasto continua ad attendere una soluzione strutturale.

«Chiediamo un incontro urgente con i vertici di Ecoambiente», prosegue Scarano. «L’azienda si dice pronta da tempo, ma servono atti concreti. È necessario intervenire anche sui Comuni responsabili dello scioglimento dei consorzi e delle società partecipate. Non si può continuare a lasciare queste persone in un parcheggio sociale ed economico».

Dieci anni di attesa

Dieci anni sono un tempo eccessivo per una transizione amministrativa. Troppi per chi ha lavorato, ha creduto nelle istituzioni e ha atteso una stabilizzazione che non è mai arrivata.

Oggi la richiesta è semplice e urgente: stipendi regolari, certezze contrattuali e una ricollocazione definitiva e dignitosa. Perché una riforma nata per modernizzare il sistema non può trasformarsi, per centinaia di lavoratori, in un’attesa senza fine.