Riforma IRPEF 2026: meno tasse per il ceto medio, più equilibrio sui redditi alti
Gennaio 6, 2026
La Legge di Bilancio 2026, approvata dal Parlamento italiano a fine dicembre, segna un passaggio rilevante nella politica fiscale del Paese. All’interno di una manovra complessiva da circa 22 miliardi di euro, il Governo interviene in modo deciso sull’IRPEF, l’imposta sul reddito delle persone fisiche, con l’obiettivo dichiarato di alleggerire il carico fiscale sul ceto medio senza rinunciare alla progressività del sistema.
Le nuove regole sono entrate in vigore il 1° gennaio 2026 e interessano milioni di contribuenti, in particolare lavoratori dipendenti, autonomi e pensionati con redditi medio-alti.
Il cuore della riforma: taglio della seconda aliquota
Il cambiamento più significativo riguarda la seconda aliquota IRPEF, applicata alla fascia di reddito compresa tra 28.000 e 50.000 euro. L’aliquota scende infatti dal 35% al 33%, determinando un risparmio fiscale concreto per una platea stimata in oltre 13 milioni di contribuenti.
Secondo le simulazioni diffuse dalle associazioni dei consumatori, il beneficio massimo annuo può arrivare fino a circa 440 euro, in particolare per chi si colloca nella parte centrale dello scaglione interessato. Un vantaggio che si traduce, mese dopo mese, in un aumento del netto in busta paga.
I nuovi scaglioni IRPEF dal 2026
La riforma conferma la natura progressiva dell’IRPEF, che continuerà a essere applicata per scaglioni di reddito:
- 23% fino a 28.000 euro
- 33% per la parte di reddito tra 28.001 e 50.000 euro
- 43% oltre 50.000 euro
Il taglio, dunque, non riguarda l’intero reddito, ma solo la porzione che ricade nel secondo scaglione, rendendo il beneficio mirato e proporzionato.
Chi guadagna di più… paga ancora qualcosa in più
Le analisi dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB) evidenziano che il risparmio fiscale cresce progressivamente fino ai 50.000 euro di reddito annuo, per poi stabilizzarsi. Per i redditi più elevati, invece, la manovra introduce un meccanismo di compensazione.
In particolare, per chi supera i 200.000 euro annui, viene prevista una limitazione delle detrazioni IRPEF pari a 440 euro, che riduce o annulla il vantaggio derivante dal taglio dell’aliquota. Una scelta che mira a mantenere l’equità del sistema e a evitare benefici eccessivi per le fasce più alte.
Un segnale politico ed economico
La riforma IRPEF contenuta nella Legge di Bilancio 2026 rappresenta un segnale politico chiaro: sostenere il potere d’acquisto del ceto medio in una fase economica ancora segnata da inflazione e aumento del costo della vita. Allo stesso tempo, il Governo prova a bilanciare i conti pubblici, evitando squilibri a favore dei redditi più elevati.
Se confermati gli effetti stimati, il nuovo assetto fiscale potrebbe offrire un sollievo concreto e percepibile a milioni di famiglie italiane già a partire dai primi mesi del 2026.


