Amare è custodire non possedere

Amare è custodire non possedere

Novembre 26, 2023 Off Di Redazione

Con la festa di Cristo Re l’anno liturgico Matteano volge al termine, per aprire uno spazio di rispetto verso il tempo d’Avvento, che culminerà con il Santo Natale. Il clima di festa comincia a prender forma con i tradizionali addobbi a contornare le piazze cittadine.

L’autunno intanto incalza, tant’è che alle latitudini montane si percepisce con insistenza quel vento pungente da neve. Era consuetudine dei nostri avi fare previsioni affidandosi al vento. La tecnologia ha cancellato la poesia dei sensi, tant’è che ci affidiamo a previsioni inespressive a portata di smartphone. Troppe sono le volte in cui diventiamo dissipatori di notizie a buon mercato, per quel senso bulimico di certezze; altrettanti, invece, i momenti che ci vedono dipendenti da un sistema che toglie fiato alle relazioni e alle comunicazioni sociali.

L’intelligenza artificiale, tanto discussa in questo momento, dà vigore a questo sistema, contribuendo ad annichilire ogni facoltà. La fine di un anno, quello liturgico in particolare, è un tempo di bilanci e riflessioni; il cammino Sinodale si è rivelato un importante banco di prova per la Chiesa, che si trova ad affrontare sempre nuove sfide, come la partecipazione ai sacramenti del Battesimo e del Matrimonio alle persone omosessuali e omoaffettive. Papa Francesco, al riguardo si affida allo Spirito Santo, invitando al discernimento e sottolinea che «la Chiesa vuole che nessuno sia escluso dai sacramenti, che sono offerti come rimedio alle debolezze e fragilità delle persone».

In questi giorni l’attenzione mediatica è rivolta alla morte della giovane Giulia Cecchettin, barbaramente uccisa dal suo ex fidanzato. La vicenda ha letteralmente scosso l’opinione pubblica ed evidenziato con chiarezza un profondo male del nostro tempo, che diventa una considerevole piaga sociale, in cui emergono debolezze e criticità. Prime fra tutte una mancanza di educazione ad accettare e fronteggiare il dolore e le sconfitte. Gli stili educativi del nostro tempo sono incentrati sulla ricerca della felicità, su un’esistenza incolume da ogni forma di tristezza o fallimento.

La realtà si muove in controtendenza e inevitabilmente rasenta picchi di impreparazione, facendo affiorare debolezze e fragilità, senza gli opportuni anticorpi educativi. Di fronte al dolore si usa così la forza per eliminarlo, non la competenza per accettarlo ed elaborarlo. Le tragedie si trasformano in sconfitte plateali in cui gli attori diventano vittime: non c’è differenza su chi colpisce e chi incassa: il ring della vita, in questo caso, vede tutti perdenti. Occorre un’educazione alle emozioni, in tutta la loro rilevanza, lasciandosi toccare dal dolore, misurandosi con la sofferenza, per poter salire gradini di consapevolezza e guadagnare la maturità, che rifugge le apparenze, così da affrontare le sfide della vita e non trasformare la vita in una sfida continua per eliminare ogni sorta di difficoltà.

Cristo nella Sua regalità ci ricorda che è venuto per amare e per servire e, come Buon Pastore, cercare ogni pecora perduta, fasciare e curare ogni ferità. Il servizio è la più autentica e nobile espressione d’amore, che nasce e matura nella prossimità, facendo altro per l’altro e non per se stessi. Amare, ricorda papa Francesco, significa custodire e non possedere come si evince nelle espressioni malate di ciò che amore non è. Ciò che deve essere custodito va curato, protetto, rispettato. «Custodire – sottolinea papa Francesco – vuol dire vigilare sui nostri sentimenti, sul nostro cuore, perché è proprio da lì che escono le intenzioni buone o cattive: quelle che costruiscono e quelle che distruggono». Solo così si può scacciare quell’indole possessiva erodiana, che se prevale genera solo distruzione. Occorre far prevalere quella misura correttiva che passa attraverso opere di misericordia per poter edificare il buon cammino del bene quando è oscurato dal male. La pace, la cultura di una fraterna solidarietà vanno costruite ed alimentate con la fiamma dell’amore, senza far prevalere sentimenti egoistici o giudicanti.

Nelle persone che soffrono, nei poveri e negli emarginati possiamo scorgere il vero volto di Cristo, fonte di salvezza. «In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25, 40), dice Gesù.

Mario Baldassarre