ALLARME CARCERI – L’Osapp chiede una commissione parlamentare

ALLARME CARCERI – L’Osapp chiede una commissione parlamentare

Dicembre 3, 2024 Off Di Redazione

CARCERI/OSAPP: PSICOFARMACI NELLE CARCERI: L’OSAPP CHIEDE UNA COMMISSIONE PARLAMENTARE SULLE TERAPIE “OFF LABEL”.

“L’emergenza Lyrica e Rivotril che sta investendo le strade di Firenze riporta alla luce quanto da tempo denunciamo nelle carceri italiane, dove il fenoneno della tossicodipendenza indotta ha assunto livelli drammatici,” afferma Leo Beneduci – segretario generale dell’OSAPP (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria) che aggiunge: “Mentre il Governo si perde in discussioni sulla cannabis light, negli istituti penitenziari i detenuti ricevono quotidianamente cocktail di psicofarmaci come Rivotril, Gabapentin, Lyrica e Subtex. Chi osa mettere in discussione queste prassi viene rapidamente rimosso o trasferito.”
“I nostri agenti sono costretti a gestire le conseguenze devastanti di queste somministrazioni; da una parte detenuti in stato di alterazione psicofisica, dall’altra parte detenuti in crisi d’astinenza che generano a loro volta aggressività e comportamenti imprevedibili. Il personale di Polizia Penitenziaria si trova a fronteggiare situazioni esplosive senza alcun supporto o preparazione specifica.” incalza Beneduci. “Come negli anni ’80, quando i genitori assistevano impotenti alla devastazione dell’eroina sui propri figli, oggi i nostri agenti sono testimoni silenziosi di dipendenze create e alimentate all’interno delle strutture statali. Con una differenza sostanziale: questa volta è lo Stato stesso a generare il problema e quando poi i detenuti escono le conseguenze ricadono sui cittadini,” prosegue il leader sindacale.”È indispensabile l’istituzione immediata di una commissione parlamentare d’inchiesta che indaghi sulla gestione dei farmaci off-label nelle carceri, sulle prescrizioni di massa e sulle conseguenze di queste pratiche sulla sicurezza degli istituti e le successive ricadute sulla società civile. Non possiamo più accettare che, del tutto ignorato il problema dai vertici dell’Amministrazione (come se essere tossicodipendenti in e per il carcere sia la normalità) i nostri agenti siano lasciati soli a gestire gli effetti di quella che appare come una vera e propria tossicodipendenza di Stato,” conclude Beneduci.