Passione e glorificazione come azione salvifica dell’amore di Dio

Passione e glorificazione come azione salvifica dell’amore di Dio

Aprile 7, 2023 Off Di Redazione

“Passione” e “glorificazione” sono i temi centrali della giornata del Venerdì Santo. La sofferenza si apre alla speranza, alla luce, a un nuovo volto per l’umanità costruito con sacrificio e dedizione per sconfiggere la morte e così vincere il peccato. Nelle celebrazioni liturgiche la compostezza si dona alla preghiera orante segnata dai passi della lettura della Passione.

Il clima di contrizione aiuta lo spirito a distendersi e accogliere con cura quei tratti di sommesso realismo, dal carattere cinematografico, delle ultime ore del Figlio di Dio. Questi momenti, tuttavia, non vanno ad esaltare la morte, ma a celebrare la vita che, proprio attraverso la morte, diventa un’offerta per la salvezza dell’umanità. Senza il buio del Venerdì Santo non c’è la luce della Pasqua di Resurrezione; senza il sacrificio della Croce non c’è la gioia del riscatto. Cristo ha liberato l’umanità calcando i sentieri polverosi e accidentati della natura umana. Le vicende della Passione sono segnate da due forze antitetiche e contrastanti: amore e tradimento che, in quanto tali, provocano un subbuglio nell’anima con sentimenti di rabbia. Le vicende della storia sono percorse da situazioni simili che manifestano a più riprese la pochezza della natura umana. Il tradimento genera rotture di legami pensati indissolubili; a volte situazioni così scabrose generano paure, dubbiosità, visioni pregiudizievoli e deprimenti.

Gesù si pone come elemento di frattura per conciliare amore e tradimento in un’unica dimensione salvifica sostenuta dalla forza della misericordia. Un pensiero in controtendenza come principio di salvezza pronto a guarire ogni ferita per trasformarla in ruga di saggezza, infondendo, nel cuore contrito, il proponimento di non peccare più: nasce così l’azione della misericordia; diversamente si avrebbe un condono aggravato dai tratti di una spudorata materialità umana. Alla donna adultera, condannata dal volto sprezzante dei peccatori, Gesù dice: «Nench’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più» (Gv 8, 11). Il Signore non si ferma dinanzi alle umane fragilità, va’ oltre, con una forza guaritrice che, tuttavia, orienta lo sguardo alla conversione, all’impegno per trasformare la vita. Solo così il peccato, insito nella natura umana, non diventa un fattore limitante o compromettente. Il sacrificio della Croce non conosce l’ingiustizia, il tradimento, il peccato, ma risolleva le sorti dell’umanità col principio indissolubile dell’amore gratuito e incondizionato. La visione umana, spesso, vede in tutto ciò azioni di debolezza, scandalo o artifizio. Gesù, tuttavia, ha accolto e accoglie le ingiustizie e le cattiverie per redimerle con il Suo sacrificio.

Questa Pasqua dovrà donarci la certezza di essere figli amati per consegnare le nostre sofferenze nei dolori patiti da Gesù. Solo così potremmo essere invasi dalla luce della Sua salvezza.

Mario Baldassarre