Legge sulla Montagna, la denuncia della Cisl: “Scelte sbagliate che aumentano le disuguaglianze”

Legge sulla Montagna, la denuncia della Cisl: “Scelte sbagliate che aumentano le disuguaglianze”

Febbraio 9, 2026 Off Di Redazione
MARILINA CORTAZZI

La nuova bozza del decreto sulla legge per la Montagna continua a presentare criticità rilevanti e recepisce solo parzialmente le osservazioni della Regione Campania.

Pur registrando un lieve aumento del numero complessivo dei comuni riconosciuti come montani (291 in Campania), il provvedimento introduce nuove e inaccettabili esclusioni che colpiscono territori strutturalmente fragili e classificabili anche come aree interne.

Il cambiamento dei criteri ha infatti determinato l’esclusione di 43 comuni campani precedentemente ricompresi nelle comunità montane. Tra le province più penalizzate c’è Salerno, con 20 comuni esclusi.

Una scelta che la Cisl di Salerno, in piena sintonia con la Regione Campania, giudica profondamente sbagliata. «Non si tratta di una questione tecnica o statistica – afferma Marilina Cortazzi, segretaria generale della Cisl di Salerno – ma di una decisione politica che rischia di accentuare le disuguaglianze territoriali, incidendo negativamente su lavoro, servizi e qualità della vita nelle aree interne».

Secondo la Cisl, l’esclusione dalla classificazione di area montana ha effetti diretti sull’occupazione e sulla tenuta dei servizi essenziali, come sanità, scuola, trasporti e infrastrutture sociali. «Essere esclusi – sottolinea Cortazzi – significa perdere risorse fondamentali per contrastare lo spopolamento e garantire diritti di cittadinanza».

Sulla stessa linea la Regione Campania, che ha già espresso forti perplessità sui nuovi criteri e ha annunciato l’impegno a tutelare i territori penalizzati, sollecitando un confronto con il Governo per una revisione sostanziale del decreto.

«È una battaglia di giustizia territoriale – conclude Cortazzi –. Senza lavoro e senza servizi non c’è futuro per le aree montane e interne. La legge sulla Montagna deve essere uno strumento reale di sviluppo e coesione sociale, non un’ennesima occasione mancata».